Via dalla pazza folla

Articolo di Massimo Morello
Fonte: www.menshealth.it

Mi è saltata la capsula di un dente. Chissenefrega. Tanto non mi vede nessuno. Fa un po’ freddo e la birra che ho comperato non è granché. Ma sto proprio bene. Qui non ho bisogno di Xanax per dormire. Mi trovo in Norvegia, regione del Nordhorland, un’ottantina di chilometri a nord di Bergen. Per la precisione sono nel comune dell’isola di Fedje (si pronuncia “faia”), che misura 7,4 chilometri quadrati e arriva a 9,4 coi 150 isolotti attorno. Più o meno 650 abitanti. Adesso più uno, io. Che sono l’unico sull’isolotto a sud-ovest, separato da Fedje dal Fyrsundel, un canale largo 200 metri. A picco sulla punta estrema c’è la Hellisøy fyrstation, il faro di Hellisøy: 60°45’1″ latitudine nord, 4°42’7″ longitudine ovest. Costruito nel 1855, elettrificato nel 1954, automatizzato nel 1992. La torre è alta 33 metri, la portata di 18,8 miglia. Una ventina di metri più sotto, oltre un ponticello di ferro sugli scogli, c’è la casa dove dal 1966 al 1991 ha trascorso i suoi giorni Augun Antonsen, l’ultimo fyrmeister, il guardiano del faro. Ecco, sono qui. L’ennesima cena tra colleghi che si lamentano. Un articolo da consegnare e il computer che va in bomba. Un tremore sotto l’occhio sinistro che scatena la mia ipocondria. Questi, per non confessarne altri, i motivi che qualche giorno prima mi fanno dire: «Mi sono rotto le palle». E mentre lo dico, mi rendo conto che suona stupido. A meno che non mi decida a fare qualcosa. Partire. Tanto più che ho in testa di scrivere una serie di articoli, addirittura un libro, sul tema dell’uomo in fuga. Seguendo quest’idea, penso di rifugiarmi in una capanna tra i boschi. Chiamo Elisabeth dell’Ufficio del turismo norvegese. «Ti va bene lo stesso un faro?», mi chiede. La Hellisøy fyrstation oggi è un’attrazione turistica: affitti la casa del guardiano, ti danno la chiave del faro, ti mettono a disposizione una barchetta per fare avanti e indietro sull’isola. La casa è grande, ci si sta in dieci. Tre camere da letto più uno spazio per stendersi nei sacchi a pelo, una sala da pranzo, un salotto ufficio (dove stabilisco la mia base). Appese ai muri carte nautiche, la tabella delle maree, vecchie foto di pesca e pescatori. Ci sono un bagno e una sauna nello scantinato. La cucina è attrezzata. Ho fatto la spesa in un supermarket lungo la strada, senza capire le etichette in norvegese. Mi ritrovo con una scatola di pâté di fegato che odio, prosciutto di renna (o forse pelle di renna), formaggio, insalata di patate, tonno, biscotti, caffè, yogurt, patatine fritte, zuppe, uova, bacon e birre. La giornata comincia verso le 7, quando qui sembra ancora notte. Faccio colazione di fronte alla finestra rivolta a sud-est, guardando il cielo che passa dal nero al rosso e poi all’azzurro cupo. Verso le 8 appare una striscia rosa scuro e poi azzurra. Alle 9 qualcosa di simile alla luce del giorno. C’è un televisore in bianco e nero che non funziona. In compenso trovo un vecchio binocolo. Salgo in cima al faro e mi siedo sulla piattaforma. Resto là, gambe a ciondoloni, cercando di identificare le navi che passano. Sono in uno degli snodi del traffico petrolifero del Mare del Nord. Ma il tempo scorre veloce: devo rassettare, cucinare e provare a leggere. Il problema è che ho ecceduto nell’impegno dei libri. Ho portato quelli che altrimenti si accumulano sullo scaffale. Bisognerebbe sempre concedersi qualche leggerezza. Difficile, anche qui, abbandonarsi alla solitudine. Avrei dovuto chiedere di non lasciarmi la barca. Di tornare a prendermi dopo qualche giorno. Invece passo un po’ di tempo a girare per Fedje, guidato da Gjermund Havstad, maggiorente dell’isola. Visito la sua azienda di oggetti da regalo in peltro nella vecchia fabbrica di sardine, il modernissimo Trafic Control Centre, da dove si gestisce il movimento navale dell’area, la spiaggia dove per qualche giorno in piena estate si va a fare il bagno. Non ci sono negozi, solo un piccolo market. Il consumismo è lontano. Incontro Francesco, un italiano che s’è trasferito a Fedje per seguire la sua donna e sfuggire a una vita che non gli piaceva. Prima faceva il programmatore. Ha lavorato per due anni in una fabbrica di pesce a sfilettare salmone. Ora progetta siti web. «Ci vivresti qui?», mi chiede per essere rassicurato. «Non credo. È bello starci, ma sapendo di andarsene», gli rispondo. «Avevano portato un tossico sull’isola. S’è impiccato nel capanno degli attrezzi», precisa lui. Una sera sono invitato fuori a cena. E capisco perché i guardiani dei fari facciano poca vita sociale: “uscire” è complicato. Prendo la barchetta, attraverso il canale con qualche difficoltà per la bassa marea, e m’avvio al Kræmmerholmen restaurant. È un bel posto, antico, di legno, con travi spesse e dipinte con una vernice densa, come quella delle barche. Mangio zuppa di pesce e una rana pescatrice con crema, verdure e patate. Un pasto ottimo ma monocromatico: bianco. Chiacchiero coi miei nuovi amici. Qui tutti sono o sono stati cacciatori di balene. O marinai. Descrivono le rotte nel Mare del Nord: le Svalbard, le Spitzbergen, fin verso la Groenlandia, il Circolo Polare Artico. Torno a mezzanotte. Ormeggio la barca. È allora che scivolo, sbatto la faccia e mi salta la capsula. Mi adeguo al faro, che diventa il baricentro del mio mondo e del mio tempo. Cambiano i ritmi circassiani, il ciclo di sonno e veglia. Mi appisolo spesso. Poi mi alzo, mi rivesto, esco, vado a vedere il mare, a sentire la notte, a controllare l’ormeggio della mia barchetta. Prendo appunti sparsi: una scena, una riga. Preparo da mangiare, lavo i piatti. Mi apro un’altra birra, mi rollo una sigaretta. Passeggio sull’isola. In un’ora la giri tutta, lentamente e con la dovuta cautela nel mettere i piedi. Ma è bello fermarsi, scegliere posti per guardare il mare, un sedile di pietra sulla punta ovest-sud-ovest, un tappetino di muschio verso sud-sud-ovest. Lo spettacolo cambia a ogni istante, dipende dal sole e dalla luna, dalle maree e dal vento. La luna è entrata nella fase crescente, bassa sull’orizzonte come il sole. Le ore dalle quattro alle otto di sera sono le più lunghe. Guardo dalla finestra: scorci, luci e allineamenti astrali. Provo a pensare e mi rendo conto che forse penso meno di quanto avrei creduto. E che questa solitudine è diversa da quella del mio habitat naturale. Qui è un distacco da tutte le abitudini: mi mancano le telefonate, lo spezzare il tempo con due chiacchiere. Devo parlare con me stesso. La sera, il cielo mi compensa del gelo. Le costellazioni sono evidenziate come da un pennarello fluorescente dal raggio del faro che striscia la volta celeste ogni 30 secondi. Osservo le stelle e rimpiango non aver ascoltato mio padre quand’ero ragazzino e me le indicava. Riconosco solo il Grande Carro, facilissimo a queste latitudini, e la cintura di Orione, che domina il cielo di dicembre sull’orizzonte ovest. Quando sto per andarmene, ho la sensazione d’aver perduto un’occasione. Che forse avrei dovuto approfittarne meglio. Penso anche che avrei potuto farmi una carbonara. C’erano spaghetti in dispensa. Se solo avessi avuto il parmigiano. Mi hanno detto che c’è un faro più isolato a Holmengrå, circa 7 miglia più a nord. Un’ora e mezza di navigazione. Se c’è mare grosso, sei bloccato…

Costi. Il faro di Fedje può ospitare sino a 11 persone. L’affitto minimo giornaliero è di circa 90 euro d’estate e di 65 d’inverno.
Informazioni. Ente Norvegese per il Turismo, tel. 02/55193588; www.visitnorway.com. Ufficio Informazioni turistiche del Nord-Hordland: tel. 0047/56351601; www.visitNordhordland.no. Ufficio turistico di Fedje: Havstad Tinn, tel. 0047/56164070, www.fedje.org.
Il viaggio. Voli SAS (tel. 02/72000193, www.scandinavian.net) da Milano (tariffe a/r da 283 euro) e Roma (da 299). Con il biglietto è possibile acquistare il SAS visit Scandinavia airpass per voli interni (da 69 euro a tratta, massimo 8 tratte). Noleggio auto: da 69 euro per un minimo di 8 giorni. Operatori specializzati: Giver Viaggi, tel. 010/57651, www.giverviaggi.com; Arctic Team Seiviaggi, tel. 02/48012174; www.seiviaggi.it.

0
Connessione
Attendere...
Messaggio

Il guardiano non è online al momento: lascia un messaggio.

* Nome
* Messaggio
Login now

Need more help? Save time by starting your support request online.

Your name
Describe your issue
Chat online
Feedback

Help us help you better! Feel free to leave us any additional feedback.

How do you rate our support?