La storia del Vervece

Fonte: www.marinadellalobra.it

Giunti alla Marina, i Padri Francescani intuirono ben presto l’affinità con i temi religiosi oggetto delle loro predicazioni con il Vervece e lo consacrarono a simbolo di fede. Come non potevano vedere nel Vervece l’inesauribile forza della fede che respinge, senza il minimo tentennamento, tutte le tentazioni e le avversità dell’esistenza?
Era il 1903, quando tre monaci e due ragazzini assistevano Padre Daniele nella benedizione della Croce eretta sullo scoglio. Chi in ginocchio e chi incantato dall’inconsueto contesto, partecipava al rito di consacrazione del più straordinario dei santuari: per altare una roccia, per chiesa il mare, per tetto la volta celeste.
Alfonso Maria Can. Liguori, nell’ospizio dei frati Bigi di Piano di Sorrento il 3 maggio di quell’anno, componeva anche una bella dedica ai cittadini di Massa Lubrense con due inni per immortalare l’avvenimento.
La Croce in legno, così devotamente eretta, era visibile solo di giorno, e qualche imbarcazione nello scoglio pur naufragò. Fu sostituita allora da un fanale per la navigazione costituito da un traliccio in ferro (riammodernato l’1 giugno 1999), che della Croce conservava ancora la forma, con soprastante lanterna.
Primo fanalista del Vervece fu nominato Salvatore Catuogno, sul finire della prima guerra mondiale, immediatamente dopo il congedo militare. Salvatore ‘Voccabbella’ provvide anche a erigere materialmente il traliccio metallico e realizzare il casotto per le bombole. Assunse anche l’incarico di rifornire il faro di Punta della Campanella, ove si recava via mare per portare le bombole di carburo da 50-60 chili. Alla Campanella lo attendeva l’altro Salvatore, il noto farista padre del compianto medico Mario Amitrano.
Ma ‘Voccabbella’ non restò molto alla Marina, decidendo di andare a fare il pescatore a Orano in Algeria, dove, un paio d’ anni dopo, raggiunse la sorella Rosinella.
Il fanale del Vervece venne allora assegnato a Liberato Mollo alla cui morte, avvenuta nel 1925, subentrò il figlio Matteo.
Dei suoi novantacinque anni, Matteo ne ha dedicato gran parte al Vervece. Per quasi mezzo secolo, infatti, ha svolto con diligenza, impegno e tanta passione l’oneroso compito. Il fanale del Vervece ha sempre assolto la sua importante funzione, interrotta solo a causa della guerra. Ma non per questo il lavoro di Matteo risultò meno impegnativo e rischioso. In tale periodo, infatti, le segnalazioni, secondo un codice segreto, avvenivano da terra, da un rifugio ben nascosto, per evitare di essere bombardato, a breve distanza della torre di Capo Corvo.
Il primo impianto di accensione della lampada era ad acetilene e necessitava di una costante regolazione ed attenta manutenzione.
Matteo era un vero maestro nella messa a punto della “valvola solare” e nel tenere sempre pulito il “beccuccio” con la “fiammella pilota”. La fiammella era il tormento di Matteo. Quante volte di giorno o di notte e in ogni condizione di tempo e di mare ha dovuto sbarcare al Vervece per ripararla. Dalla fiammella dipendeva lo scoppio e quindi l’emissione del segnale luminoso, non appena la piccola camera di espansione si riempiva di gas. La valvola solare era invece un intelligente congegno a mercurio, che si dilatava con laluce diurna e si contraeva al calar del sole, permettendo la fuoriuscita del gas secondo la cadenza voluta. Questo impianto, negli anni ’60, fu sostituito da uno a propano e infine da quello attuale alimentato a energia solare con accumulatori elettrici!
Matteo ha legato indissolubilmente il suo nome a quello del Vervece ed è stato un vero personaggio a Marina della Lobra anche per la sua attività di battelliere dei piroscafi. Per le capacità tecniche, l’instancabile impegno, il senso del dovere è stato insignito di varie decorazioni tra cui la Medaglia d’Oro al Valore Militare. Nel 1970, al raggiungimento della pensione, ha avuto anche la nomina a Cavaliere.
Nelle carte nautiche, accanto al simbolo del fanale, troviamo spesso delle sigle: FI(2)6s15m7M, Lam.(2)6s7M; oppure, su carte meno aggiornate: Iso R, 4 sec.50ft6M. Queste sigle, tradotte in termini comprensibili anche ai non esperti, stanno a significare che il segnale luminoso emesso dal fanale del Vervece è costituito da due lampi bianchi consecutivi ogni sei secondi; che la fonte luminosa è posta a 15 metri sul livello medio del mare; che, in condizioni normali, il segnale è visibile a una distanza di 7 miglia.