La rotta dei fari

Fonte: www.farfallandia.it

In Bretagna, lungo le coste del Finistère settentrionale, si può seguire la “rotta dei fari”, costituita da 23 fari dalla storia affascinante e antica. La collocazione geografica di questo territorio spiega il significato del suo nome, “Fine della Terra”, esso infatti è la parte più a Ovest dell’Europa.
Fin dal Medioevo lungo la costa venivano accesi dei fuochi per segnalare alle navi la terraferma; avventurarsi di notte tra le acque bretoni veniva comunque considerata una follia, non solo per la pericolosità di quelle acque, ma anche a causa dei cosiddetti “Pirati da Terra”, che attiravano le navi con falsi fuochi, per farle naufragare e quindi depredarle.
Solo nell’Ottocento vennero edificati i primi fari per rischiarare la costa.
Ogni faro ha la sua storia, sia come punto di riferimento per i navigatori, sia come luogo strategico per il controllo del traffico navale.
La costruzione di questi fari si rivelò un’impresa estremamente ardua e pericolosa., come nel caso del faro di Men-Tensel. Dal 1916 sorge su una scogliera inaccessibile, e fu proprio durante il corso dei lavori che un operaio perse la vita cadendo e annegando nel mare in tempesta e quella di molti altri venne messa a repentaglio.
Il faro di Kéréon prende il nome da un ufficiale di marina ghigliottinato durante la rivoluzione francese, ed è proprio grazie alle sue donazioni che la costruzione del faro ha potuto continuare in condizioni estreme.
Le condizioni meteorologiche avverse erano una costante nell’edificazione dei fari. Infatti per il faro di Ar-Men i lavori durarono addirittura 14 anni poiché la scogliera era per metà del tempo sommersa dall’alta marea.
Il faro dell’isola di Vierge è il più alto d’Europa con i suoi 82,50 mt. Qui lavora e abita Mr. Jean Prigent, uno dei pochi guardiani che ormai rimangono a custodire i fari e che scelgono di continuare questa vita affascinante. Oggi la vita dei guardiani è sensibilmente migliorata. Tuttavia il mare e il vento rappresentano ancora dei pericoli insidiosi che non si fanno sottomettere dalla tecnologia. Se il mare lo permette, i guardiani passano due settimane sul faro e una a casa. Tuttavia anche quando il mare è calmo il trasporto dei guardiani sui fari è molto pericoloso: avviene tramite teleferica o palloni poiché non c’è nessun punto d’appoggio.
La miniteleferica viene sospesa tra una barca e la torre del faro, il guardiano si aggrappa e viene trasportato dalla barca al faro o viceversa.
In altri casi si utilizza un pallone legato ad un battello. E’ il pallone stesso a trasportare il guardiano e ad ospitare quello che smonta il turno.
Le manovre devono essere effettuate con estrema cautela, tra un’ondata e l’altra, affinché l’uno o l’altro guardiano non finisca in acqua. Oggi solo alcuni fari in mare sono abitati, stanno infatti subendo un processo di automatizzazione. Entro pochi anni non ci saranno più i guardiani dei fari. Sarà allora la fine di un mestiere, la fine di un’epoca.

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