La nuova Passeggiata della Lanterna

Articolo di Bruno Cervetto

La Lanterna nel sistema viario genovese

“Lanterna de Zèna, t’an missu in te in cantu, t’arresti chi sûla, luntan dâ toë stradda”.
Così, andando a memoria, recitava una vecchia canzone genovese. Non è una metafora, quella della Lanterna isolata dalla propria strada, ma una realtà, amara o meno a seconda che si ritenga prevalente la tutela dell’identità ambientale di un luogo, ovvero lo sviluppo delle attività economiche. Quel solitario scoglio, su cui sorge il Faro – contornato oggi da attività portuali e, purtroppo, da meno nobili attività di stoccaggio e movimentazione di materiali vari, vere e proprie attività di “repessin” o “strassê – non è un’emergenza geologica, ma quanto resta del Promontorio di Capodifaro, o San Benigno, che chiudeva Genova da ponente, dividendola da Sampierdarena. La strada che da ponente, conduceva a Genova, dopo essere transitata a margine della spiaggia di S. Pietro d’Arena – zona di ville suburbane, in gran parte ancora oggi esistenti tra il caos edilizio che, tra il XIX° e il XX° secolo ha sconvolto la zona – costeggiava il lato di ponente del Promontorio di Capodifaro, e si dirigeva in salita verso la Lanterna.

Giunta sotto il Faro, la strada piegava di 90 gradi verso est, e passava attraverso la cosiddetta “tagliata”, cioè la trincea realizzata tra la Lanterna ed il Promontorio. Superata la trincea, la strada proseguiva verso Genova, costeggiando il lato di levante del Promontorio, sostenuta dalle mura seicentesche di cui abbiamo parlato più sopra. Dopo qualche centinaio di metri, la strada entrava in città attraverso quella che chiameremo la “Vecchia porta della Lanterna”, cioè un sistema difensivo abbastanza complesso, costituito da ponte levatoio, piazzola e porta fortificata.

Di questa porta seicentesca restano oggi soltanto alcune immagini della fine del secolo scorso, prima che fosse demolita, senza ricollocarla come invece avvenne per le Porte di S. Stefano e Pila.

Già agli inizi del secolo XIX°, peraltro, questa porta era stata sostituita dalla “Nuova Porta” progettata dal tenente dell’Esercito Sabaudo Domenico Chiodo, posta proprio sotto il Faro, all’estremità est della “tagliata”. Si trattava di una costruzione, in marmo e pietra grigia, circondata da fortificazioni destinate ad ospitare la guarnigione di presidio, ed a proteggerla da attacchi militari. Anche nella sua forma a due fornici, sormontati dallo stemma di Carlo Alberto, indicava che adesso Genova non era più padrona di sé stessa, ma c’erano i Savoia, che imponevano scelte architettoniche diverse da quelle tradizionali per le porte della città. Verso la fine del XIX° secolo, vennero poi nuove necessità di trasporto, che portarono ad attraversare il Promontorio di S. Benigno con gallerie per i treni, ed i tram; il vecchio colle tra Genova e Sampierdarena divenne quindi un oggetto ingrombante , che divideva due città divenute nel frattempo un’unica realtà amministrativa; si cominciò a rosicchiarlo per costruire, con le sue pietre, nuove opere portuali. Dal 1929, con l’attuazione del “Piano Albertazzi”, che ampliò il porto verso ponente costruendo il bacino di Sampierdarena, si decise poi di demolire completamente il colle, lasciando solo quello che vediamo oggi, cioè un solitario scoglio in mezzo alle banchine.

Cosa rimane oggi attorno alla Lanterna?
La distruzione del colle di S. Benigno, la realizzazione di numerose gallerie, la costruzione della sopraelevata portuale negli anni ’70 del nostro secolo, hanno compromesso fortemente i luoghi cui si è fatto cenno sopra. Per fortuna, nascoste e quasi dimenticate, sotto il Faro sono rimaste sufficienti testimonianze dei manufatti storici che vi si trovavano. La Porta del Chiodo è ancora conservata, anche se ruotata di 90 gradi rispetto alla posizione originaria: disposta in origine trasversalmente all’asse stradale, è oggi invece addossata alle fortificazioni che le facevano da ala; sono conservate anche queste fortificazioni, con sette grandi vani al loro interno; è conservato il tratto di strada corrispondente alla “tagliata della Lanterna”, proprio a nord delle fortificazioni della Porta. Proseguendo verso nord-est, è conservata una parte delle mura seicentesche che sorreggevano la strada di accesso a Genova; un tempo si affacciavano direttamente sul mare, mentre oggi prospettano su banchine e calate.

Il progetto di recupero del sito
Da questi superstiti manufatti storici (quasi dimenticati, perché usati in passato come discarica, o lasciati ricoprire da vegetazione ed altro) è partita la Provincia di Genova per recuperare il sito della Lanterna alla pubblica fruizione. Inutile dire che, all’isolamento fisico del Faro dalla città, corrispondeva la pressochè totale impossibilità di accedervi. Quando nel 1996 la Provincia riuscì ad ottenere dal Demanio e dalla Marina la sub-concessione della Lanterna, per aprirla alle visite , il vero problema fu come fare a portarvi materialmente i visitatori. La Lanterna si trova all’interno di una cinta doganale, cosa che obbliga a disporre di un’autorizzazione individuale per entrarvi; sulle banchine circostanti si svolgono una serie di attività pericolose per i pedoni (circolano treni, camion, gru semoventi), cosa che obbliga a muoversi in autobus. Il sistema di accesso più piacevole e più sicuro fu individuato nell’uso di un battello che, partendo dal Porto Antico, scaricava i visitatori su una banchina, dove venivano raccolti da un autobus che, percorse poche centinaia di metri, li portava a destinazione. Piacevole perché i visitatori potevano avere l’idea di approdare su una specie di ”Isola del Faro”, ma certamente assolutamente defadigante. L’idea di creare un percorso alternativo, che si svolgesse ad un livello superiore al piano di banchina, e fosse quindi autonomo rispetto alle attività portuali, potè trovare attuazione soltanto in seguito ad una previsione in tal senso del nuovo Piano Regolatore portuale: l’occasione ha consentito, oltre che di creare un tramite pedonale autonomo per accedere alla Lanterna, di connettere anche tra di loro tutti i manufatti storici superstiti, cui si è fatto cenno più sopra.

La nuova Passeggiata inizia in adiacenza al muro di cinta dell’Hotel Columbus-Sea, consentendo al visitatore di parcheggiare l’auto sull’adiacente parcheggio del Terminal Traghetti. Si sviluppa per tratto di circa 100 metri su di un impalcato di ferro e legno, poi entra in una piazzola di sosta attrezzata con alberi e banchine; corre poi per circa 100 metri esattamente sui luoghi dove si trovava la Vecchia Porta della Lanterna, col suo sistema difensivo. Ritorna poi a sbalzo, per circa quattrocento metri, appoggiata alle parti superstiti delle mura seicentesche che sostenevano la vecchia strada di accesso a Genova. Un ponte di circa 80 metri, gettato nel tratto dove le mura sono state demolite per far posto alla Sopraelevata del Porto, consente poi di arrivare sulla rampa di accesso al Faro: qui, salendo per circa 150 metri, si arriva alle fortificazioni sabaude – dove entro l’anno sarà aperto un Museo delle fortificazioni genovesi – ed all’adiacente Parco urbano dominato dalla Porta del Chiodo. A parco è anche stato attrezzata la sommità delle fortificazioni, ed è stata riqualificata in ciottolato tutta la rampa di accesso al Faro. La “Passeggiata” non è, ovviamente, destinata solo ai visitatori della Lanterna: essa ha lo scopo di far diventare l’area della Lanterna un pezzo di città, dove chiunque possa accedere liberamente, generalmente con l’orario mattino/sera di tutti i parchi cittadini, ma anche di notte in caso di manifestazioni. La “Passeggiata” costituisce inoltre una specie di “balcone” sul lavoro portuale, consentendo ai visitatori di vedere attività che normalmente non conosce; una serie di leggii forniscono inoltre al visitatore notizie sui modi e forme di imbarco e sbarco merci nei secoli e negli anni passati.

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