La Lanterna di Genova

Progetto di ricerca “Nereida”
ITS Nautico “A. Doria” di Imperia

L’estremità del Capo del Promontorio, ora chiamato di S. Benigno, era stata scelta come punto di segnalazione delle navi in arrivo e per indicare, di notte, l’ingresso del porto di Genova.
Fu così che intorno al 1130 iniziò ad ardere un vistoso braciere su una torre situata sulla punta del promontorio di S. Benigno a ponente del bacino portuale.
Sul promontorio hanno arso per secoli fuochi di vecchia ginestra, ed è per questo che la sua estremità fu da sempre chiamata Capo di Faro.
Del cosiddetto “diritto di fuoco” si hanno notizie già in atti del sec.XII; secondo tali consuetudini medievali ogni padrone di nave, al suo approdo, era tenuto a pagare un tributo per la tenuta del fuoco sul Capo di Faro.
Nel 1326 venne costruita nel Porto Vecchio la prima torre del faro; ( vedi copertina del Manuale dei Salvatori di Porto e di Molo del 1371): viene rappresentata come una torre sovrapposta a un’altra più grande.
Nel 1507 Genova cadde sotto il dominio di Luigi XII di Francia che decretò la costruzione di una rocca addossata alla torre del faro che prese il nome di Briglia. La parte superiore rovinò in seguito all’assedio che i Genovesi stessi posero alla rocca e per tale fatto la torre rimase monca fino al 1543, quando il Magistrato dei Padri del Comune ne deliberò la ricostruzione; tale opera durò un intero anno.
I vecchi merli con i quali erano coronati i ballatoi furono sostituiti da balaustrate in pietra di Finale Ligure , mentre quattro globi della stessa pietra furono fissati, con perni, uno per ogni angolo della balaustrata.
Con la ricostruzione, la torre fu alzata alla misura attuale, facendo raggiungere al piano del secondo ballatoio i 100 m di altezza. Sul lato orientale della torre inferiore fu dipinto lo stemma di Genova.
Per la costruzione fu necessaria una grande quantità di materiali diversi: ferri per incatenare la struttura, legni ed assi per formare le centinature delle volte, pietra di Lavagna per gli scalini, 2000 e più quintali di calce, 120000 mattoni, sabbia, pietre squadrate a scalpello. Nel corso dei secoli la torre subì parecchi restauri ma rimase sempre della sua forma originaria.
La torre della Lanterna è servita per secoli, oltre che come segnale notturno, anche come punto d’osservazione e avvistamento a guardia della città. A tal scopo venivano issati, a particolari aste o pennoni, dei segnali costituiti da coffini, vele e bandiere per indicare l’approssimarsi al porto dei diversi tipi di naviglio.
Infatti se comparivano navi in vista, si mettevano uno o più coffini, secondo il numero delle stesse al rivellino inferiore della torre e da quella parte ove erano comparse.
Quando le navi erano giunte all’altezza del monte di Portofino, se a levante, ovvero largo venti miglia, se a ponente, si tiravano i coffini in cima all’asta, e quando le navi erano giunte al di qua del monte di Portofino, o a circa quindici miglia a ponente, si tiravano i coffini a mezz’asta; e si levavano infine appena fossero entrate nel porto, od anche avessero dato fondo fuori di esso.
Comparendo galere o vascelli da remo, si mettevano al rivellino di sopra, e dal lato inteso, uno o più coffini, secondo il numero delle galere o vascelli comparsi, e se questi erano più di 5 si poneva la vela ed un coffino, sempre dalla parte dove erano comparsi, ecc…
Inizialmente la Lanterna era illuminata dal fuoco di fascetti di “brisca”, come veniva chiamata nel dialetto locale la ginestra, che ardeva in apposite griselle, griglie di ferro; in seguito furono usate lampade a olio, sia di metallo sia di vetro.
In un primo tempo ne venivano accese, contemporaneamente, dalle dodici alle diciotto, a seconda delle condizioni di visibilità; poi si arrivò, verso la fine del 1500, ad accenderne fino a 30 durante la stagione invernale, e si arrivò a consumare fino a 12 barili di olio di oliva in un anno.

Nel sec. XVIII furono sperimentate lampade a olio con riflettore sferico e, il 15 gennaio 1841 fu collocato nella lanterna il primo lume con ottica a lenti di Fresnel, che girava poggiato su un carro a ruote.

Docenti: Luca Bonjean, Mercedes Bono, Gilberto Buonsignore, Filippo Conti, Stefano Montanari, Giovanna Repetto
Alunni: Selene Tamagno, Davide Negro, Davide D’Alessio, Andrea Baldissin

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