Fari di Bretagna

Fonte: www.tourismebretagne.com

La storia dei fari

Fin dall’Antichità, Greci e Fenici ricorsero ai fuochi per segnalare i passaggi pericolosi. In Francia, la segnalazione delle coste rimase inesistente fino al Medio Evo in quanto si preferiva non segnalarsi ai barbari e ad eventuali predoni. In seguito, alcuni luoghi vennero segnalati da semplici fuochi di legna. I primi fari vennero costruiti nel XVII e XVIII secolo, ma è soprattutto nel XIX secolo che la loro costruzione verrà generalizzata. Il più antico faro bretone è quello dello Stiff, a Ouessant, la cui costruzione iniziò nel 1685 su ordine di Vauban e che fu acceso nel 1700.

L’illuminazione dei fari

Le tecniche di illuminazione si sono sviluppate negli anni grazie a varie invenzioni.
I fuochi di carbone vennero spenti a vantaggio della lampada a olio posta davanti ad un riflettore sferico, poi davanti ad uno specchio parabolico. Ma l’innovazione più audace in termini di ottica rimane quella dell’ingegnere Augustin Fresnel, inventore del sistema di lenti a scaglioni ancora utilizzato oggi. Questa vera e propria rivoluzione che aumenta considerevolmente la portata dei fari, consente di risparmiare un carburante prezioso pur aumentando la potenza luminosa dei segnali. Poi, all’olio di colza succedono nuovi combustibili : il petrolio, il gas, e poi l’elettricità. Oggi, è in corso un programma di modernizzazione al fine di sviluppare le nuove energie, quella eolica e solare.

Le sfide della costruzione

Alcune realizzazioni sono avvenute in condizioni incredibili, su scogli coperti dall’alta marea e in zone di correnti e tempeste.
Il faro di Armen, il più leggendario di tutti, è eretto su uno scoglio che emerge solo di 1,50 m con la bassa marea, in pieno Raz de Sein. Non appena il tempo lo consentisse, gli operai foravano un buco per le future sbarre di chiusura. Il primo anno, scavarono solo 15 buchi, 34 l’anno successivo. Durante tutto il 1870 potettero lavorare solo 8 ore, 6 nel 1873. La costruzione di Armen richiedette 14 anni… La costruzione del faro della Jument vicino Ouessant, richiedette 7 anni.

L’automazione dei fari

I fari sono oggi quasi tutti automatici. I primi furono Armen nel 1990, la Jument nel 1991, le Pierres Noires nel 1992… Il faro isolato in mare è automatico quando non è necessario nessun intervento umano diretto per il suo funzionamento. Il mito del guardiano del faro, mestiere un tempo molto impegnativo, sta quindi scomparendo. Il guardiano ha ormai il compito di sorvegliare i sistemi automatizzati e di intervenire in caso di problema. Si occupa della manutenzione del faro e dei suoi approdi, garantisce i collegamenti radio e i comunicati meteo.

La visita dei fari

Ancora oggi 80 fari emettono i loro segnali lungo le coste bretoni. Anche se non sono più abitati, alcuni possono essere ancora visitati. Gli ultimi guardiani del faro accettano di aprire le porte delle principali costruzioni ai visitatori per amore del loro mestiere. Tra i più noti si visitano: Saint-Matthieu, Trézien, l’Ile Vierge, Le Stiff, Créac’h… Quest’ultimo, sull’isola di Ouessant, racchiude uno dei fari più potenti al mondo la cui portata raggiunge i 120 km in condizioni di tempo ottime. L’antica sala macchine ospita oggi il museo dei fari e delle mede.

Mede e segnali ottici

Per tutti coloro che navigano, fari, mede e segnali ottici fanno parte del paesaggio marino. Le mede sono segnali fissi o galleggianti che permettono al marinaio di determinare la sua posizione quando fa rotta in vista della costa e di evitare ogni tipo di pericolo. Campanili, castelli d’acqua, torrette di faro, tutti questi oggetti fissi e ben visibili dal mare la cui posizione è riportata sulle carte marittime si chiamano i segnali ottici.

La visita dei fari rimane su riserva di previa autorizzazione da parte delle divisioni dipartimentali dell’equipaggiamento.
Contatto stampa: 02 99 28 44 30

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