Deposizione del fanalista di Punta Scorno, isola Asinara

Fonte: www.tharrosmarittima.it

Deposizione del fanalista di Punta Scorno sull’operazione di salvataggio della M/n Santa Maria di bandiera cipriota da parte del rimorchiatore Vincente matr. 351 di Cagliari
20/21 ottobre 1974

Il giorno 28 giugno 1976 alle ore 18.30, innanzi a me Capitano di Fregata (CP) Biagio Battaglia Comandante del Porto e del Compartimento Marittimo di Portotorres si è presentato Il Sig. G.Franco Massidda dipendente della Marina Militare con incarico di Fanalista addetto ai segnalamenti marittimi dell’Asinara, Punta Scorno, il quale dichiara di voler essere sentito in qualità di testimone oculare in merito all’azione di salvataggio della M/n “Santa Maria” di bandiera Cipríota da parte del rimorchiatore Vincente in data 20/21 ottobre l974.

Il fanalista G.Franco Massidda dichiara di presentarsi spontaneamente dopo aver invano atteso di essere sentito dall’Autorità Marittima e di aver preso l’iniziativa dopo molto tempo sia perché, per il suo incarico è spesso tagliato fuori dai normali contatti con il mondo e con la sua stessa Amministrazione, sia perché riteneva che prima o poi gli sarebbero state chieste notizie in merito da parte dell’Autorità Marittima.

Sull’episodio sopraccitato e cioè sull’operazione di salvataggio condotta dal R/re “Vincente”, dichiara quanto segue:

“Ricordo in modo particolare il giorno 21 ottobre 1974 perché si era scatenato il peggior tempo che non mi sia mai capitato di trovare in tanti anni di carriera. Il vento raggiungeva sulle raffiche una velocità di oltre 150 Km/h, il cielo era coperto da cumuli viaggianti a velocità sostenutissima, visibilità scarsa per il pulviscolo marino, il mare sembrava fatto di montagne di schiuma bianca impazzita. Sopra le enormi ondate c’era uno spolverio di acqua fatto di gocce enormi, dure che facevano male. Dalla sera precedente avevo visto navi cercare disperatamente rifugio verso Cala Reale, navigando a stento tra i marosi, e tra queste anche una grande petroliera.
Il mattino del 21 ottobre verso le prime ore di luce intravidi una piccola unità sparire e apparire tra le ondate e gli spruzzi e mi chiesi se l’equipaggio fosse di pazzi. Anzi ricordo che chiamai al telefono il fanalista di Porto Torres per avvisare l’Autorità Marittima che c’erano dei pazzi che andavano per mare in quelle condizioni e che il rischio era troppo grande. Mi risposero di fare attenzione perché avrei dovuto vedere un’altra nave che era in pericolo presso l’Asinara. Infatti, poco più tardi avvistai anche l’altra nave, un’unità da carico, ormai traversata al mare che scadeva verso la costa Occidentale di Punta Scorno.
Il rimorchiatore (ormai sapevo che si trattava del “Vincente”) a più riprese tentava di avvicinarsi alla nave e ne veniva ogni volta ricacciato dal mare. Mi parve anche di vedere che aveva dato dei cavi, ma dopo un certo tempo, vidi entrambi le unità scadere sempre di più sugli scogli; Mi misi ad urlare come un disperato e telefonai a Cala della Reale per approntare dei soccorsi perché quelli ormai erano a pochi metri dalla scogliera. In quella confusione di vento, di mare e di spruzzi, sembrava anzi che le due navi fossero ormai sul punto di fracassarsi in costa, erano infatti quasi scomparse dal mio punto di osservazione. Notai poi che il rimorchiatore, con una manovra arditissima si era portato sopravento e da quella posizione, quasi finendo sopra la nave, riuscì a passare un cavo e ad iniziare il rimorchio, passando proprio a sfiorare Punta Scorno.
L’operazione cui ho assistito è stata veramente eccezionale. Sono rimasto sbalordito dal coraggio di quegli uomini.
Così come nel momento del pericolo estremo ho pregato per loro, ora rendo questa mia testimonianza perché al loro valore sia dato il giusto riconoscimento.
Sono spiacente di non essermi potuto presentare prima”.

Capo fanalista di Punta Scorno
Gianfranco Massidda

(Il documento è copia trascritta dall’originale)

La storia del Santa Marina
Acque a Nord-Ovest dell’Asinara
20-21 ottobre 1974

Il mercantile “Santa Marina” matr. 5B2610 di 1.173 tonnellate, battente bandiera Cipriota, proveniente dalla Jugoslavia e diretto a Marsiglia con un carico di 1.000 tonn. di merce varia si è trovato in difficoltà per un avaria al timone mentre navigava a 50 miglia da Punta Scorno nel canale di Sardegna, tra l’Isola e la Corsica. Condizioni meteo con vento a raffiche sino a 150 Km/h, mare sino a forza 10, un solo rimorchiatore, il “Vincente” da Portotorres, lasciò gli ormeggi mentre mezzi più imponenti rinunciarono al salvataggio per non aggiungere “tragedia a tragedia”. Per compiere 6 miglia e mezzo il rimorchiatore, che pure ha una velocità di 18 nodi, impiegò ben 8 ore. Nel rapporto del Comandante del “Vincente”, Giovanni Camedda”, si evidenzia che le ondate arrivavano gigantesche tanto che gli alberi del “Santa Marina” li vedevano dall’alto; prima di riuscire ad agganciarsi alla nave in pericolo, sono stati spezzati ben 5 cavi da 120 millimetri, collaudati per sforzi di 32 tonnellate. La nave cipriota viene sospinta a velocità di tre nodi verso le scogliere di Punta Scorno. Quattro volte, manovrando sottovento alla nave in avaria, viene lanciato dal mezzo soccorritore un cavo di rimorchio e quattro volte il cavo si spezza. Queste operazioni durano dalle 7 del mattino alle 12,30. Il Comandante del “Santa Marina”, Spyridon Messinezos, dopo lo strappo del quarto cavo, mentre la nave in pericolo si avvicina sempre più pericolosamente agli scogli dell’Asinara, scriverà nel suo rapporto: “Mi sostiene solo la grande fede in Dio e la volontà di salvare le vite umane in pericolo”. Ma a questo punto la tragedia sembra inevitabile anche perché, operando ancora da sottovento il rimorchiatore verrebbe a trovarsi fra gli scogli dell’Asinara e la nave alla deriva. Pertanto il Comandante decide di operare da sopravento, e proprio questa manovra temeraria riesce ad avere ragione di tutte le avversità e di tutti i pericoli. La nave viene finalmente agganciata senza ulteriori strappi di cavi e dopo oltre sette ore di continue manovre, rimorchiata a ridosso dell’Asinara verso la salvezza.

S. Messinezos

G. Camedda

Messinezzos e Camedda

S. Marina e Vincente

Forse la penna di un Conrad o di un London sarebbero riuscite a rendere chiaramente la terribile situazione di questo drammatico salvataggio. Ma un’idea più concreta di quegli interminabili momenti ce la offre il Rapporto del Comandante del “Santa Marina” più emotivo ed emozionante dello scarno rapporto del Comandante Camedda. Ecco alcuni passi.
“Come comandante di una nave ritengo che nessuno sarebbe tanto pazzo, tanto incosciente ad avventurarsi in questa terribile tempesta per venirci a salvare (…) io continuo a pregare per me e per i miei uomini, ma sono già convinto che la nostra sorte è segnata (…) Il rimorchiatore compie delle manovre che ci fanno rabbrividire. Gli uomini che sono a bordo non sappiamo più se siano angeli o diavoli (…) Sinistre, le onde si infrangono a mezzo miglio dalle rocce dell’Asinara, dove saremmo andati a finire” se finalmente il quinto cavo non avesse tenuto.
Si è accennato allo scarno Rapporto del Comandate Camedda. In due punti della narrazione egli accenna anche all’equipaggio che “pur avendo partecipato a diverse operazioni di salvataggio è scoraggiato di fronte a tanta furia” ma tace sul fatto che essendo l’equipaggio a pagliolo (cioè completamente a terra), tutte le manovre sono state svolte unicamente dal marinaio che rimane al timone, Gaspare Ottaviani, e dal Comandante che cerca, e alla fine riesce, ad agganciare la nave in pericolo traendola a salvamento. Così due soli uomini conducono a termine la più disperata delle missioni nelle acque a NW della Sardegna.

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