Il farista di Capo Ferro alla ricerca della sua famiglia

Articolo di Barbara Calanca
Fonte: www.lanuovasardegna.it

Dalla marina di Porto Cervo, il cuore della rinomata Costa Smeralda, seguendo la segnaletica, si raggiunge il promontorio di Capo Ferro, dove si erge solitario il faro che domina quel braccio di mare dove sono racchiuse le isole dell’arcipelago di La Maddalena. Segna l’ingresso sud-orientale delle Bocche di Bonifacio. La costa intorno è rocciosa, scoscesa e la vista è unica: a est il vecchio semaforo e, sotto, il fanale di Punta nord-est. Davanti, l’isola delle Bisce, Caprera, i Monaci e,in fondo, la Corsica. La costruzione dell’edificio ebbe inizio nel 1858 e la lanterna fu attivata nel 1861. Si trova ad un’altezza di 52 metri sopra il livello del mare, la sua portata luminosa è di 24 miglia. L’immobile è costituito da una torre cilindrica che si eleva da un edificio bianco a due piani ove sono ubicati gli alloggi dei due faristi con le rispettive famiglie. La torre, alta 18 metri, è sormontata da una lanterna poligonale a vetri piani. L’iniziale sorgente luminosa a petrolio ad un lucignolo, nel 1938 fu sostituita con una lampada da 1500W elettrica, alimentata da tre gruppi elettrogeni autonomi. Oggi c’è un’ottica rotante da mm 375 di distanza focale al posto della vecchia lanterna e la luce è data da una lampada alogena da 1000W/110V con sorgente elettrica da rete.
Dal 1984, Gianfranco Cuccureddu, insieme a Cosimo Benefico, si occupa del suo funzionaniento. Gianfranco lavorava alla SIR di Porto Torres e frequentava gia i fari, essendo genero di un fanalista. Quando il miraggio del polo industriale cominciò a sgretolarsi, finì come tanti altri in cassa integrazione e fece domanda come guardiano del faro. Vinse il concorso e approdò a Capo Ferro.
Negli ultimi anni ha ideato un sito Internet accarezzando l’idea di ricostruire l’albero genealogico della propria famiglia. «Ho pensato che se avessi fatto un sito inerente il mio lavoro più persone l’avrebbero visto – racconta oggi Cuccureddu – e avrei petuto avere più informazioni utili per rintracciare tutti i componenti della mia famiglia. Mia madre è morta a novantun’anni e fino all’ultimo mi chiedeva di rintracciare la propria sorella che negli anni ’50 era immigrata in Brasile con cinque bambini piccoli».
Fin dal 1970 Gianfranco iniziò le ricerche, al Consolato, all’Ambasciata, scrisse lettere che tornavano regolarmente al mittente. Infine, dal faro, iniziò a chattare ed entrò in contatto con una persona a Rio de Janeiro: una donna poliziotto, che lavorava al Ministero degli Interni. Dopo quattro giorni arrivò la bella notizia: quel ramo della famiglia viveva a Campo Grande, zii, nipoti, nuovi cugini e l’anziata sorella, ancora viva. Presto si sarebbe celebrato anche un nuovo matrimonio e per l’occasione Franco Cuccureddu e sua moglie partirono per il Brasile, invitati d’onore alle nozze. «Quando siamo arrivati in aeroporto – racconta – c’erano fiori dappertutto, e un comitato d’accoglienza di cinquantadue parenti. Questo è successo tre anni fa e, da allora, sanno rimasti sempre in contatto e ci scriviamo tramite la posta elettromica».
Quando dalla finestra della sua cucina, esposta a nord, intravede, alcune notti, la luce del faro di Punta Chiappa, in Corsica, distante circa 40 miglia, Gianfranco sa che l’indomani ci sarà burrasca da tramontana o da maestrale. Anna Grieco, sua moglie, è la figlia dell’ultimo fanalista di Punta Scorno, all’Asinara.

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