Il faro di Rimini

Articolo di Vincenzo Colaci, reggente del faro di Rimini

La storia del faro

La prima lanterna di cui si ha notizia fu eretta nell’antico porto dell’Ausa. Verso l’XI secolo, scomparendo di fatto l’antico porto a causa dell’interramento e di alcune forti mareggiate, la foce del Marecchia venne deviata molto più a nord e la lanterna fu posizionata su una torre nei pressi dell’attuale chiesa di S. Nicolò.
Con l’avanzata della terraferma la lanterna fu trasferita sulla chiesa di S. Antonio da Padova (1550), eretta in onore del Santo per il miracolo della predicazione ai pesci che il frate operò intorno al 1230, per poi trovare la definitiva collocazione nell’attuale torre.
Il faro, una torre fortino che in precedenza ebbe anche funzioni di vedetta per le continue scorrerie dei pirati Turchi, fu fatto costruire dall’architetto Luigi Vanvitelli. I lavori iniziarono nel settembre del 1733 e nel 1754 G.F. Buonamici lo completò così come lo vediamo in un acquarello di F. Mazzuoli del 1788. Faro di atterraggio, attivato dal genio civile nel 1862, fu consegnato alla Regia Marina il 5 giugno 1911.
Nel 1934 venne sopraelevata la torre di circa 9 m. e trasformata la sorgente luminosa da gas a corrente elettrica.
Fu parzialmente distrutto a seguito degli eventi bellici del 1940-45. Fu ricostruito nel 1946 dal genio civile; nel 1949 venne montato un nuovo apparato ottico da 375mm con una lampada da 300W. Nel 1979 l’apparato elettrico venne sostituito con un lampeggiatore elettronico “Guastino”, e potenziata la lampada da 300 a 1000W. Nel 1994 è stato installato l’impianto “Stacof” automatico, sempre con una lampada principale da 1000W e una di riserva da 100W, sistema automatico attualmente in funzione.


Benedizione del faro

Il faro nel 1910

Il faro nel 1934

Dopo la guerra

Varo del motoveliero “Mammarosa”

Barche nel Porto Canale

Visitiamo il faro

Il faro di Rimini è qui da oltre duecento anni, dominando con la sua luce rassicurante il porto e il litorale riminese.. Eccoci alla base della torre, la parte più antica del faro, possente nei suoi muri e nelle arcate che attendono un restauro, parte da qui la salita che ci condurrà alla lampada e ad ammirare il paesaggio da un punto di osservazione così privilegiato.
Le prime rampe conducono alla sala del primo piano dove si può notare una raccolta di vecchi componenti degli impianti di illuminazione non più in uso, da qui si accede a un terrazzo che offre la prima inconsueta veduta del porto canale.
Saliamo ancora, ed eccoci ad un nuovo piano dove da due finestre contrapposte si possono ammirare da un lato la città e le colline dominate dal Monte Titano, e dall’altra il mare col suo porto.
All’interno invece foto di fari italiani e non e ritagli di giornali riguardanti i fari.
Si sale ancora per arrivare nella sala in cui sono ubicati gli apparati, un tempo era qui il letto del farista che vegliava affinché la fiammella rimanesse sempre accesa, ora il locale ospita tutti i dispositivi elettronici, le batterie di emergenza e tutto quanto occorre per il funzionamento del faro.
Da quest’ultimo piano una scala a chiocciola conduce alla lanterna, finalmente la luce, ecco la lampada custodita all’interno di lenti di cristallo profilo Fresnel, per potenziarne la portata, vicino alla lampada principale ce n’è una più piccola da 12V, che entra in funzione nel caso in cui la grande non si accende.
Ogni faro è caratterizzato da un proprio periodo di luce, quello di Rimini deve fare tre Lampi in dodici secondi. Tutt’intorno alla lanterna c’è un piccolo terrazzo da dove Si può ammirare il mare, una distesa blu punteggiata di barche, la darsena e il canale e più lontano nell’entroterra la cornice dei monti.




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