I fari di Trieste

La Lanterna

L’ex faro alla Lanterna fu costruito, in testa al Molo Teresiano, nel 1831 su progetto dell’architetto Matteo Pertsch, approvato dal Consigliere aulico edile del Governo di Vienna Pietro Nobile. Il progetto del Pertsch consisteva in una colonna cilindrica rastremata, sorreggente l’apparecchiatura ottica, che si innalzava su un manufatto difensivo tronco conico, coronato da merloni, nel quale si aprivano due ordini di cannoni. Eseguito interamente in pietra calcarea del Carso, sotto la direzione di Valentino Valle, divenne funzionante il 12 febbraio 1833. L’altezza del faro, dalla media marea al centro del cono luminoso era di 33,507 metri e la diffusione della luce irradiata ad intermittenza era di circa 12 miglia geografiche, permettendo di distinguere da Pirano a Grado. Il fanale – chiamato dai triestini “Lanterna” – divenne il simbolo della città mercantile e per molti decenni segnò il mezzogiorno con lo sparo del suo cannone. Perdette d’importanza dopo la costruzione nel 1927 del faro della Vittoria e venne spenta definitivamente, per ragioni economiche, nel 1969. Dopo un periodo di totale abbandono, nel 1992 la Sezione di Trieste della Lega Navale ha restaurato la Lanterna per adibirla a propria sede.

Il luogo in cui sorge era stato prescelto, già in epoca romana, quale luogo di segnalazione marittima, onde evitare incagliamenti sulle pericolose emersioni dello Scoglio dello Zucco (cronache del ‘600 riportano la testimonianza dei ruderi del faro romano). Nel ‘600 un Capitano Cesareo fece costruire, come ex voto, una cappelletta dedicata a San Nicolò con funzione di segnale, tramite una lampada perpetua. Caduta in disuso, sullo stesso luogo nel 1744 Maria Teresa fece costruire, con gran dispendio, un faro allora molto potente, che ben presto di venne famoso, a tal punto, che Napoleone volle visitarlo durante il suo soggiorno aTrieste nel 1797. Tale faro funzionò dal 1769 al 1833 quando fu sostituito dall’odierna Lanterna.

La storia legata alla realizzazione di questa Lanterna fu molto travagliata sia per quanto riguarda l’approvazione dei progetti, che per la sua realizzazione.

Matteo Pertsch dovette presentare diversi progetti (1824, 1827, 1829, 1830-1831) prima di giungere a quello definitivo approvato nel 1831 da Pietro Nobile, allora Consigliere Aulico edile della Direzione delle Fabbriche. Durante i lavori poi, si dovette procedere ad una opera di consolidamento delle fondamenta, tramite un basamento di travi di rovere incrociate, poiché la costruzione non si sarebbe appoggiata soltanto sull’esistente scoglio dello Zucca, ma avrebbe esteso le sue fondazioni anche sul terreno melmoso circostante, pregiudicandone così la staticità.
La Lanterna ha forma di colonna leggermente rastremata verso l’alto. Essa nasce da una struttura tronco-conica della circonferenza di 60 metri, appartenuta ad un bastione pentagonale preesistente, che venne modificato e adattato per la sua nuova funzione quale basamento. In esso sono praticate sedici finestre quadrate, incorniciate in pietra calcarea di Aurisina e sormontate da una trabeazione coronata con una larga merlatura, che richiama la sua origine fortilizia. Il fusto della Lanterna termina con una specie di capitello dorico, reso con mensoloni in pietra, reggenti un ballatoio che conduce all’apparecchiatura luminosa.
All’epoca della sua costruzione, quando ancora tutta la città era illuminata ad olio, si pensò di adottare un siste ma d’illuminazione a gas di carbone, ma tale soluzione fu scartata. La Lanterna funzionò ad olio fino al 1860, quando si passò al petrolio. Già nel 1833 la portata luminosa del faro era considerevole (16 miglia marittime), ma nel continuo ampliamento del porto essa venne a trovarsi inglobata nelle costruzioni e al centro del golfo, tanto da perdere la sua funzione primaria e vedersi sostituire nel 1927 dal nuovo Faro della Vittoria. Continuò a emettere il suo segnale fino al 1969, quando fu definitivamente spenta.

Il Faro della Vittoria

Il Faro della Vittoria, imponente opera dovuta all’arch. triestino Arduino Berlam (1880-1946) ed allo scultore Giovanni Mayer (1836-1943), identifica in se due importanti funzioni. Oltre ad illuminare il golfo di Trieste, per essere di ausilio alla navigazione, esso è monumento commemorativo, dedicato ai marinai caduti della I Guerra Mondiale,come testimonia l’iscrizione “SPLENDI E RICORDA I CADUTI SUL MARE MCMXV – MCMXVIII”.
L’idea di costruire quest’opera nacque già nel 1918. Venne scelto il Poggio di Gretta, che offriva un assetto ottimale a 60 m. sul livello del mare e solide fondamenta nel bastione rotondo dell’ex-forte austriaco Kressich, costruito tra il 1854 e il 1857.
Il faro è costituito da un ampio basamento che ingloba il bastione del forte austriaco ed è rivestito esternamente in blocchi di pietra del Carso e dell’lstria.
Sopra la colonna s’imposta un “capitello” che sostiene la “coffa”, così definita con chiaro riferimento all’albero della nave, in cui è inserita la gabbia, di bronzo e cristalli, della lanterna coperta da cupola in bronzo decorata a squame. Corona l’apice della cupola l’ardita statua in rame sbalzato della Vittoria, opera dello scultore Giovanni Mayer, del peso di circa 7 quintali.
La parte ornamentale è completata dalla possente figura del marinaio, opera dello stesso Mayer, realizzata con l’impiego di 100 tonnellate di pietra di Orsera. Sotto questa statua è stata affissa l’ancora del cacciatorpediniere Audace (prima nave italiana che entrò nel porto di Trieste il 3 novembre 1918), donata dall’ammiraglio Thaon di Revel, ministro della Marina, assieme ai due proiettili della Viribus Unitis, posti ai lati dell’ingresso del faro.
La lanterna di trova ad un’altezza di circa 130 m. sul livello medio del mare ed è costituita da un corpo illuminante dell’intensità media di 1.250.000 candele, con una portata di 34-35 miglia. L’apparecchio ottico compie un giro attorno all’asse in 45 secondi.
I lavori, iniziati nel febraio 1923, si conclusero il 24 maggio 1927 con la cerimonia di inaugurazione, avvenuta alla presenza del Re Vittorio Emaruele lll.
L’imponente struttura del faro, del peso complessivo di 8.000 tonnellate, vide impiegati 1.300 m3 di pietra di Orsera e di Gabrie, 2.000 m3 di calcestruzzo e 11 vagoni di ferro pari a 100 tonneliate.
Su interessamento della Provincia di Trieste il faro è stato riaperto al pubblico il 18 maggio 1986, dopo sette anni di totale chiusura, col concorso dell’A.A.S.T. di Trieste.

0
Connessione
Attendere...
Messaggio

Il guardiano non è online al momento: lascia un messaggio.

* Nome
* Messaggio
Login now

Need more help? Save time by starting your support request online.

Your name
Describe your issue
Chat online
Feedback

Help us help you better! Feel free to leave us any additional feedback.

How do you rate our support?