La torre del faro di Villa Jovis a Capri

Fonte: www.capriweb.com

Dell’epoca imperiale romana restano i ruderi di alcune sontuose ville destinate ad ospitare gli imperatori Ottaviano Augusto e Tiberio, che scelsero l’isola di Capri quale loro luogo di residenza privilegiato. In particolare, Tiberio fece costruire alcune affascinanti ville sulle sommità delle colline capresi. Secondo quanto tramandato dalle fonti, dovevano esserci sull’isola ben dodici splendide ville, ognuna delle quali dedicata ad una divinità dell’Olimpo. Villa Jovis era la più estesa e sontuosa tra le ville imperiali romane di Capri. Posta in cima al Monte Tiberio, a 354 metri di altezza sul livello del mare in posizione arroccata e dominante, fu la principale residenza dell’ imperatore Tiberio e ben ne riflette il carattere esclusivo e riservato. L’attuale ingresso agli scavi, posto a Sud della Villa, all’estremità di Via Amedeo Maiuri (l’archeologo che più di ogni altro lavorò al recupero della Villa), non corrisponde all’ingresso originario, che seguiva invece il Viale dei Mirti ad Ovest per giungere (dopo la diramazione per l’ingresso di servizio alle cucine) al vestibolo con le quattro colonne, attraverso il quale si accedeva alla Villa vera e propria. Un piccolo resto di rampa ad ‘opus spicatum’ (trama a lisca di pesce) posto al lato opposto del vestibolo testimonia della originaria direttrice di accesso alla villa. Da questa entrata, il corridoio principale porta alla Aula Magna dove l’imperatore riceveva i suoi ospiti. Lungo questo corridoio c’era il quartiere termale. Sulla sinistra il quartiere servile, attraverso il portale in foto.

Staccata dal corpo centrale della Villa a Sud, dietro l’attuale casa dei custodi, si eleva la “turris phari”, la torre del faro. Essa originariamente serviva a Tiberio per comunicare, attraverso segnalazioni luminose, con l’avamposto militare di Monte San Costanzo, sulla Punta Campanella, a sua volta in contatto con Capo Miseno (estremità sud-occidentale dei Campi Flegrei, ad ovest di Napoli), sede della flotta e dei cantieri navali romani, punto nevralgico della struttura militare romana e centro delle forze fedeli all’imperatore. Usando questo efficiente sistema di comunicazione Tiberio governò per quasi dieci anni l’impero senza allontanarsi dall’isola e organizzò la sua difesa ed il successivo riscatto durante la congiura organizzata nei palazzi romani, con la quale i suoi avversari (primo tra essi Seiano, suo luogotenente a Roma) cercarono di rovesciarlo durante la sua assenza. La torre crollò una prima volta a causa di un terremoto nel 37 d.C., poco prima della morte dell’imperatore, ma fu subito ricostruita e poi più modestamente adibita a torre di segnalazione per i naviganti, funzione che continuò a svolgere durante tutto il Medio Evo grazie alla cura di alcuni eremiti che si susseguirono nella custodia della chiesetta.

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