L’elenco dei fari e dei segnali da nebbia

Fonte: www.leganavale.it

La pubblicazione italiana (volume unico), edita dall’Istituto Idrografico della Marina, riporta tutte le caratteristiche dei fari, dei segnali luminosi ed acustici presenti nel bacino d’interesse descritto nel “Portolano del Mediterraneo”.
Anche questa pubblicazione è oggetto di periodico aggiornamento; le segnalazioni più urgenti sono contenute anche negli “Avvisi ai naviganti”.
L’analoga pubblicazione inglese, ma con copertura mondiale, è il “List of lights” edito in 11 volumi dal Servizio Idrografico dell’Ammiragliato.
Analoghe pubblicazioni vengono edite dai servizi idrografici delle altre nazioni, tutti aderenti all’Organizzazione Idrografica Internazionale (I.H.O.).
Ecco gli elementi specifici di ogni faro riportate nell'”Elenco”:

  • Tutti i fari e segnali luminosi, che sono tenuti in funzione o sotto il controllo dell’autorità preposta alla condotta del servizio nazionale, sono indicati con un numero progressivo, riportato sull’elenco, che li distingue univocamente;
  • Il nome del faro o del segnale luminoso è riportato anche sulla carta nautica;
  • Coordinate geografiche;
  • Caratteristica luminosa: tipo di emissione luminosa (periodo o luce continua, lampi, luce continua con occlusioni);
  • Periodo delle emissioni luminose ripetitive (ad esempio: un lampo ogni 15 secondi);
  • Colore della luce (bianco, rosso, verde);
  • Altezza della luce e Portata geografica;
  • Portata luminosa (le portate superiori a 15 mg sono in carattere neretto);
  • Descrizione della struttura e colorazioni del faro;
  • Settori di visibilità.

Vediamo ora come queste informazioni possono essere utili:

  • Il numero progressivo del faro, insieme alla sua denominazione ci consente di individuarlo più rapidamente nel catalogo; i fari e segnali sono riportati progressivamente nell’elenco, secondo una sequenza geografica che si sviluppa in senso orario all’interno di un bacino;
  • Si distingue tra “faro” e “fanale” in relazione alla funzione che è legata alla portata;
  • I “fari” sono dedicati alla navigazione d’altura ed all’atterraggio dal mare aperto in avvicinamento alla costa; i “fanali” sono predisposti per la navigazione ravvicinata alla costa, soprattutto l’avvicinamento e l’entrata in un porto o in uno stretto passaggio e per segnalare oggetti e fondali pericolosi per la navigazione;
  • Talvolta i fanali sono basati su piccole strutture metalliche o in muratura, oppure su boe ancorate in prossimità di zone e punti pericolosi per la navigazione;
  • Il colore della luce dei fari è normalmente bianca; quella dei fanali più frequentemente verde o rossa; in alcuni casi la luce dei fari può diventare rossa o verde in particolari settori del loro campo di visibilità per indicare la presenza di pericoli per la navigazione in quei settori;
  • Il colore della luce dei fanali e delle boe luminose è stabilito in base al criterio che una nave, in avvicinamento ad un passaggio ristretto per l’ingresso in una rada o in un porto, dovrà tenere i segnali con luce rossa sulla sua sinistra e i segnali con luce verde sulla sua dritta; questa regola è valida per tutti i mari che bagnano i continenti Europa, Africa, Asia. (la regola è esattamente opposta per i mari che bagnano le due Americhe, Filippine, Corea e Giappone);
  • Nell’avvicinamento a grandi città e zone portuali, ormai talmente piene di luci da rendere difficile l’individuazione dei segnali luminosi che c’interessano, la colorazione dei fanali e l’intermittenza delle luci da loro emesse ci consentono di riconoscerli;
  • Il tipo di emissione luminosa, detto “caratteristica”, ci consente di distinguere i fari, l’uno dall’altro, quando in fase di “atterraggio” notturno dopo una lunga navigazione fuori vista della costa, abbiamo l’esigenza di “riconoscere” sicuramente la luce avvistata. Possiamo distinguere tra fari a luce fissa con occlusioni (più rari) e fari con lampi;
  • I parametri di funzionamento riportati nel catalogo sono (sulla carta nautica vi è solo una sintesi):
    – La durata in secondi della emissione “caratteristica” del faro, ciclo che poi si ripete sempre uguale
    – Il numero di lampi emessi o il numero di occlusioni che occorrono durante ogni ciclo.
    – La durata in secondi di ogni lampo o di ogni occlusione nell’ambito di un ciclo
    – La spaziatura tra un lampo e l’altro (o tra una occlusione e l’altra), quando la “caratteristica” ne prevede più di uno per ciclo

Allora come si riconosce un faro? Vediamolo con due esempi.

  • “Gruppo di 3 lampi bianchi, periodo 15 secondi”; l’elenco riporta anche la durata dei lampi e la spaziatura tra un lampo e l’altro (lampo 0,5 sec.- eclisse 1 sec.- l. 0,5 sec.- ecl.1 sec – l. 0,5 sec.): che cosa vedremo? 3 brevi lampi intervallati di un secondo, un periodo più lungo di buio (11,5 sec.) e di inizierà una nuova serie di tre lampi dopo 15 secondi dall’inizio del ciclo precedente;
  • “Gruppo di due occlusioni, periodo 30 secondi”; l’elenco riporta anche la durata di ciascuna occlusione e la spaziatura tra le due (eclisse 2sec. – luce 4 sec. – eclisse 2sec.):
    come ci appare il faro? Una luce fissa per 22 secondi che poi si spenge per due secondi, riprende per quattro e si “occlude” per altri due. Poi il ciclo si ripete con la luce fissa di 22 secondi, poi le occlusioni e così via.
    In una determinata area marittima nessun faro o fanale può essere confuso con un altro perché le “caratteristiche” sono opportunamente differenziate.
  • Settori di visibilità: anche questa informazione, riportata sull’elenco dei fari, è molto utile.
    E’ fornito il valore dei rilevamenti (dal mare) che determinano il settore di visibilità del faro, quando è oscurato dai rilievi della costa oppure perché è deliberatamente oscurato per indicare settori non utilizzabili; spesso in alcuni settori la luce diviene rossa per indicare che in quel settore vi sono pericoli per la navigazione;
  • Vediamo un esempio: “Faro: 3 lampi 15 sec – visibile da 210° a 090° (240°) – settore rosso da 330° a 000°”. La situazione è evidenziata nel disegno

  • Altezza della luce sul livello del mare: la visibilità del faro dal mare è strettamente correlata alla sua altezza, per effetto della curvatura della superficie terrestre. Questo dato caratterizza la portata geografica del faro anch’essa riportata nell’Elenco.
    In base all’altezza del nostro punto di osservazione è possibile ottenere la portata geografica del faro con una apposita tavola riportata sull’Elenco dei fari e sulle Tavole Nautiche oppure con la formula

dove e ed E sono rispettivamente l’altezza dell’osservatore e della luce del faro sul livello del mare espresse in metri. (vedi anche lezione n° 2 – para 5.)

  • Portata luminosa: dipende dalla potenza luminosa della luce del faro; anch’essa è riportata sull’elenco.
    Se la portata luminosa del faro è maggiore della portata geografica, avvicinandosi al faro, si potranno vedere all’orizzonte, prima le “sciabolate” della luce del faro al limite dell’orizzonte, successivamente la luce del faro quando si arriva alla portata geografica.

Se la portata geografica è maggiore della portata luminosa, la luce del faro sarà avvistata quando ormai è entro l’orizzonte geografico, ad una distanza corrispondente alla portata luminosa.
Bisogna sempre tener conto della possibilità che la distanza di avvistamento possa essere molto diminuita a causa di umidità e pioggia che assorbono i raggi luminosi… per non parlare delle condizioni di nebbia.

Per far fronte a condizioni di bassa visibilità e nebbia, alcuni fari, fanali e boe sono dotati di segnali acustici, riportati nell’Elenco con la descrizione delle caratteristiche di funzionamento.

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