Il faro, tra poesia e business

Puntata del 28 luglio 2006 della trasmissione radiofonica “La radio ne parla”

«[Achille] s’imbracciò lo scudo
Che immenso e saldo di lontan splendea
Come luna, o qual foco ai naviganti
Sovr ‘alta apparso solitaria cima,
Quando, lontani da’ bracari, il vento
Li travaglia nel mar… »
OMERO, Iliade, libro XIX, vv. 373-378 trad. it. Vincenzo Monti.

88 sono i fari individuati dall’Agenzia del Demanio che dovrebbero essere ristrutturati e trasformati in centri benessere, ristoranti, piccoli alberghi, centri di ricerca. Il progetto risale a più di un anno fa e prevede che i fari vengano solamente dati in concessione per lo sfruttamento economico, dopo che la Marina abbia concesso la concessione di rilascio d’uso, ma che non vengano venduti. Il piano riguarda strutture praticamente abbandonate come quelle di Fiumara (nel comune di Fiumicino, in provincia di Roma), ma anche strutture importanti, come quella di Capo d’Orso, sulla Costiera Amalfitana. La realizzazione però non si preannuncia agevole, perché i fari si trovano in luoghi impervi, senza strade per raggiungerli e spesso non forniti da alcun servizio. Inoltre, alcune Soprintendenze dei beni artistici e storici hanno posto vincoli architettonici su queste costruzioni.

Al telefono

Capitano di Vascello Gennaro Del Curatolo
Responsabile dei fari della Sardegna della Marina Militare

La Marina Militare non gestisce solo i fari propriamente detti, ma tutti i segnalamenti marittimi: quelli in mare, quelli nei porti con le luci rosse, verdi… In totale sono 938 in tutta Italia, di cui 895 a lampada. Poi ci sono quelli acustici, i nautofoni, che si usano nei luoghi particolarmente nebbiosi; poi ci sono quelli radioelettrici che producono ecoradar ai computer delle navi, che si chiamano risponditori radio.
I classici fari d’altura sono 147, tutti funzionanti ma non tutti abitati, perché c’è stato un restringimento del personale in servizio. Alla luce dei sistemi elettronici, comunque, non è più necessaria la presenza umana per controllare la “fiammella”. Quelli abitati sono 57.

La dizione “guardiano del faro” è più da letteratura, in Marina si usava il termine “farista” o “farista capo”, almeno fino allo scorso anno. Oggi i nuovi termini sono, rispettivamente, “coadiutore nautico” e “operatore nautico”, ma si continuano a chiamare faristi.
Ognuno di loro ha una zona di giurisdizione.
È vero, si ricevono molte richieste, sia tramite telefono sia tramite lettera, per diventare guardiano del faro, ma adesso è una strada chiusa. Fino al 1994 vi si accedeva tramite concorsi pubblici, poi bloccati. In seguito l’unica via è il concorso interno, cioè la richiesta di cambio di profilo professionale.

I fari sono costruzioni molto antiche – per esempio quelli sardi sono tutti del periodo pre-unitario, 1840/1860 – e sono realizzati con vecchi criteri costruttivi, in posti impervi, isolati, non protetti dal contesto urbano, prendono fortissimi colpi di vento e fulmini. I tagli alla spesa pubblica non consentono grossi interventi di restauro, ma solo opere di piccola manutenzione con i fondi del ministero dei Lavori Pubblici, dando priorità a quelli che hanno il farista.

Bisogna ricordare che i fari non sono di proprietà della Marina, ma dello Stato che li ha concessi al ministero della Difesa per i propri fini istituzionali. Dei fari che la Marina non utilizza più, ha rimesso la proprietà al Demanio.

Nell’opinione del comandante Del Curatolo, due tra i fari più belli sono – rimanendo in Sardegna – quello di Capo Caccia, ad Alghero, con i suoi 186 metri di falesia a strapiombo sul mare, e quello di Capo Sandalo, nell’isola di San Pietro.

Bruno Leone
Farista di Porto Ponte Romano (Sant’Antioco, Sardegna)
Ha 52 anni e vive in un faro da sempre, nel senso che in un faro è persino nato, poiché il papà era anch’egli farista. Il padre, che era nel faro di Capo Spartivento, andò a prendere l’ostetrica con la moto, ma, una volta arrivato al faro si rese conto che l’aveva persa, a causa della strada accidentata (una mulattiera). Per 10 anni è stato in Marina, poi l’ha lasciata e dal 1988 è il guardiano del faro di Sant’Antioco, a sud-ovest della Sardegna. È separato (anche la moglie viveva con lui nel faro), ha una figlia di quasi 30 anni, che ha preso una direzione diversa, anche perché fare questo lavoro è diventato sempre più difficile.

Cosa significa essere il guardiano di un faro? Significa soprattutto uscire per mare. Infatti la giornata-tipo comincia con la sveglia alle 6/6.30, poi si prende servizio alle 8 e si vanno a controllare i segnalamenti, che sono di vario tipo. Chi è farista è infatti responsabile di tutti i segnalamenti di una zona: a Sant’Antioco ce ne sono 5 a mare (che si chiamano mede e sono alimentati da pannelli solari) e 2 a terra (uno è il faro, detto reggenza, e l’altro sta nel porto). Questi vanno controllati periodicamente, circa ogni 10 giorni. Il lavoro va dalle 8 alle 13 o alle 14, dipende se si fa anche il servizio serale. Il sig. Leone deve effettuare anche i controlli notturni un giorno sì e l’altro no, alternandosi con il suo collega, che vive anch’egli nel faro.

Forse anni fa, quando Leone era un ragazzo, si poteva dire che mancava il contatto con i coetanei, che vivendo in un faro in effetti poteva mancare qualcosa, ma adesso fari disagiati sono tutti automatizzati, quindi quelli abitati sono inseriti nel contesto di un paese, di un luogo abitato.

È una passione di famiglia, e a Leone piace perché è un lavoro di grande responsabilità, che dà l’opportunità di fare un servizio pubblico, di dare tranquillità e responsabilità ai naviganti.

Momenti di paura non ne ricorda, semmai di preoccupazione, come quando era al faro di Capo Sandalo, a Carloforte, e durante una notte di temporale si spense il faro e suonò l’allarme. Mentre era sulle scale per andare a riaccenderlo, un fulmine colpì i cavi dell’elettricità.
Un episodio emozionante è il salvataggio, operato dal papà negli anni ’60, dell’equipaggio di un peschereccio, che aveva preso una secca ed era andato a fondo. Gli uomini si erano aggrappati a una roccia e il papà del sig. Bruno sentì le urla e uscì in mare da solo per salvarli. Un mix di coraggio e incoscienza…

Enrica Simonetti
Giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno e autrice di ‘Luci ed eclissi sul mare. I fari d’Italia’ – Laterza, foto di Nicola Amato e Sergio Leopardi
Il volume esplora uno per uno i fari delle coste italiane, compiendo un viaggio lungo angoli sperduti, isolotti deserti o lanterne immerse nel cemento delle città. Si parte dal primo faro italiano dopo il confine con la Francia (in Liguria) e si scende per il Tirreno toccando le lunghe vicende storiche di antiche lanterne, come quella di Genova o di luci seminate in mezzo al mare (dall’isola del Giglio a Palmaiola). E poi ancora giù attraverso la Sardegna, lungo il Tirreno, verso Sud in Sicilia, risalendo poi per la Puglia lungo l’Adriatico fino a Trieste.
Si viaggia tra le coste ma anche nelle piccole biblioteche delle città, negli Archivi di Stato e in quelli della Marina, dove si trovano notizie inedite che contribuiscono a scrivere per ogni faro la sua storia, a volte inedita, a volte dimenticata. Di ogni faro si riproduce nel libro anche l’antico disegno architettonico, perché il viaggio viene fatto con la memoria e con gli occhi, guardando paesaggi e storie umane, vicende storiche e piccoli aneddoti tramandato da una generazione all’altra.
Un viaggio quindi che non è solo geografico: si esplora la storia dei fari (i primi nella storia del mondo erano i fuochi accesi sulle colline nell’antica Grecia per orientare i naviganti; e il primo Faro vero e proprio è quello di Alessandria d’Egitto, una delle sette meraviglie del mondo antico).E si viaggia nell’arte: tantissimi sono i pittori che nei secoli hanno dipinto i fari e le loro atmosfere, si pensi a Monet, a Picasso, a Hopper ecc, mentre si rintracciano anche i fari della letteratura (Virginia Woolf, Melville e tanti altri scrittori e poeti) e quelli della cinematografia (in tanti ricordano l’appassionante Cruna dell’ago tratto dal romanzo di Ken Follet).
L’Italia ha delle lanterne bellissime ma poco conosciute. L’iconografia ci ha abituato a fari atlantici, lontani da noi, spruzzati dalla salsedine delle onde degli oceani. Ma le lanterne nostrane hanno un tutto da scoprire. Sotto le torri, nei fari ancora abitati, vivono i guardiani, che tramandandosi spesso il mestiere di padre in figlio, hanno potuto raccontare testimonianze di vita vissuta, fatta di isolamenti forzati, di salvataggi in mare, di maestre che arrivavano dalla terraferma per fare lezione a tutti i bimbi che vivevano nelle lanterne ubicate sugli isolotti (in Sardegna e in Puglia ad esempio).

Tra i fari più belli, secondo l’autrice, ci sono i due fari monumentali di Genova e Trieste. Del primo si ha notizia dal 1128 ed è stato rivalutato, oggi è possibile visitarlo. Il secondo, invece, nasce per celebrare la liberazione e l’arrivo dell’Audace ed è l’unico inaugurato da un re.
Un altro bello è quello di Capo d’Otranto, nato del 1850, uno dei pochi che è stato ristrutturato con fondi comunitari. Forse lì verrà creato il Museo del Mare. Quando fu dismesso dalla Marina, la popolazione organizzò una fiaccolata, al notte di Capodanno del Duemila, perché non venisse reso luogo privato.
Poi sono belli i fari siciliani, specie quello di Ustica, sono suggestivi quelli alla foce del Po, coem quello di Podigoro e il faro della Rocchetta: hanno la particolarità di vivere l’incontro tar acque dolci e acque salate, quindi la commistione di due paesaggi.

I fari, per la loro stessa natura, sono esposti alla salsedine e stretti in una vegetazione difficile. La storia è piena di fari distrutti, a partire da quello di Alessandria. Ce ne sono alcuni messi male, specie al Sud, in Calabria, in Sicilia, in Sardegna. A Razzoli, ad esempio, c’è solo il faro, che quindi è lasciato a se stesso. In alcune zone (specie al Nord) si sono mosse le Sovrintendenze per tutelare le strutture dalla rovina.

Umberto Mazzantini
Responsabile Legambiente per le isole minori

Approfondimenti

Vacanze al faro
La scheda di Francesca Rinaldi

In molti Paesi europei e nordamericani trascorrere una vacanza in un faro da qualche anno non è più un sogno. Una vacanza all’insegna del relax, della solitudine e del contatto diretto con il mare.
Negli Stati Uniti è un’opportunità offerta da Georgia, Maryland, Maine, Florida, Wisconsin e Michigan, solo per citarne alcuni.
In Europa primeggia la Norvegia, dove soggiornare in uno dei venti fari disseminati su tutto il territorio è uno dei modi migliori per scoprire la vegetazione locale.
Uno dei fari più caratteristici d’Europa, il faro di Harlingen, si trova in Olanda, sulle coste della regione della Frisia, dove i Vichinghi sbarcarono tra il IX e il X secolo.
Possibilità di dormire in una lighthouse accomodation ci sono anche in Scozia, nel Regno Unito (dalla Cornovaglia all’isola di Wight), in Germania, in Francia, in particolare in Normandia, e in Irlanda.
Ma chi ha fatto delle vacanze nei fari un vero e proprio business è la Croazia. Partendo da Nord, il primo è a Savudrija, a circa 50 km da Trieste, seguito da quello di Umag, il più antico dell’Adriatico, che risale al 1818. Scendendo in Istria e poi in Dalmazia se ne incontrano numerosi, soprattutto nelle isole, con fari particolarmente adatti come base per i sub o per gli appassionati di windsurf.
Per conoscere l’elenco dei fari croati si può visitare il sito internet www.adriatica.net, per tutti i Paesi è possibile contattare i rispettivi uffici del turismo.
Molto vari i prezzi: si va dai 13 euro al giorno a persona per il faro dell’isola croata di Lastovo, fino ai quasi 400 per il faro di St.Catharine, nell’isola di Wight.

Caserme, poligoni e anche un faro. Parte la grande vendita della Difesa
Sul mercato immobili per un valore di 1,3 miliardi. Ad acquistare devono essere i privati

I militari svendono. AAA cedesi caserme, poligoni di tiro, fortini e casematte.
Persine un faro alle Isole Tremiti.
Prevista dalla Finanziaria 2005 la grande cessione degli immobili delle Forze Armate è sulla linea di partenza.
Ad accendere il semaforo verde è stato ieri un decreto pubblicato dalla Gazzetta ufficiale in base al quale 240 beni immobili, per un valore stimato tra 954 e 1.357 milioni di euro, sono stati individuati dal ministero della Difesa come «non più utili ai fini istituzionali», e dunque saranno ceduti alla Cassa Depositi e Prestiti, controllata dal ministero dell’Economia.
In cambio della cessione di questi beni, la Cassa depositi e prestiti fornirà e al ministero della Difesa anticipazioni finanziarie pari al valore degli immobili individuati, stimato dall’Agenzia del Demanio per un importo complessivo non inferiore a 954 milioni di euro e, comunque, non superiore a 1.357 milioni di euro.
Gli immobili, prevede il decreto, saranno formal-mente consegnati all’Agenzia del Demanio cui spetterà il compito di svolgere le procedure tecniche.
Gli immobili entrano quindi a far parte del patrimonio disponibile dello Stato per essere assoggettati alle procedure di valorizzazione e dismissione di cui al decreto legge 351 del 25 settembre 2001.
La Finanziaria prevede tuttavia che non potranno essere gli enti locali a d acquistare gli immobili che saranno posti all’asta, di conseguenza si prevede che saranno i privati a fare la parte del leone.
Tra i 240 beni individuati c’è di tutto. Si va dalla ex base Nato Scatter di Calice Ligure (Sv) al Campo di Marte a Brescia, dalla Piazza d’Armi a Alessandria (ex campo sportivo militare) alla caserma Vittorio Veneto a Firenze.
Nella lista il Forte Santa Sofia a Verona, l’aeroporto diPontecagnano (Sa), le caserme Chiarini, Masini, Mazzoni, Battistini e Sani a Bologna, il Torrione Francese di Gaeta (Lt), l’aeroporto di Guidonia in provincia di Roma, il Forte Tiburtino e Forte Bravetta a Roma.
In vendita anche il complesso immobiliare dell’isola Palmaria a Spezia e la vecchia Palazzina Mameli a Milano. Nel mirino anche il poligono Tsn di Gallarate (Mi), una parte dell’aeroporto di Fano (Ps), lo stabilimento balneotermale di Acqui Terme (Al), il Faro di San Domino alle isole Tremiti (Fg), l’aeroporto del Prete di Vercelli.
«Non stupisce che il ministro della Difesa e quello dell’Economia ignorino totalmente i valori della tutela ambientale e paesaggistica e una simile manovra ne è l’ennesima dimostrazione. L’operazione di messa in vendita di aeroporti, caserme, terreni e persino di un faro nell ‘Arcipelago delle Tremiti è una parte dell’operazione di cartolarizzazione che questo governo sta portando avanti da alcuni anni con il solo scopo di rimpinguare le casse dello Stato e senza nessuna attenzione per il rischio di privatizzare aree paesaggistiche pregiate», ha commentato del presidente di Legambiente Roberto Della Seta.
Se per gli immobili militari l’operazione di dismissione sembra affrettarsi, per la vendita delle case della Difesa tutto sembra incagliato.
La cosiddetta Scip 3 che avrebbe dovuto fornire risorse per circa 1 miliardo di euro, è ferma: si attende infatti che il ministero della Difesa replichi alle osservazioni della Corte dei Conti che miravano ad ottenere regole in grado di salvaguardare gli inquilini coni redditi più bassi.
«Ciononostante  afferma Sergio Boncioli, leader dell’associazione “Casadiritto” gli sfratti sono già cominciati e ci aspettiamo misure a più largo raggio a partire da luglio». (Roberto Petrini, la Repubblica 22-06-2005).

Le cartolarizzazioni del 2002 nell’arcipelago toscano
I beni contenuti nel decreto Tremonti del 19/07/2002

A Giannutri: Faro di Capel Rosso e due terreni, al Giglio Faro del Fenaio, Isola di Pianosa: P.za Scuola Euro 104.768; Pianosa Isola Euro 8.231.753; Gorgona Isola, Faro e Formiche di Grosseto, Faro dell’Isola di Capraia

All’isola d’Elba: Portoferraio: Spiaggia dell’Ottone Euro 4.970; Calata Buccari 4/5 Euro 17.212; Via delle Conserve 2/4/6 Euro 238.347; Calata Mazzini 2/4/6/8/10/12 Euro 593.060; stabile in Via Elba 40 Euro 841.885; Calata Buccari 14/15/16/17/18/19/20/21/22/23 Euro 1.126.254; Albereto 3.387.536; Viale Manzoni Euro 10.963.200; Capo Stella Euro 33.675 (nell’Elenco è sotto Portoferraio, forse è Forte stella altrimenti è la Penisola di Capo Stella a Capoliveri); Marciana: Faro di Punta Polveraia Euro 224.502; Porto Azzurro: Forte San Giacomo (Carcere) Euro 5.425.474.

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