Una vita incerta

Romanzo di Peter Stamm
Fonte: www.cafeletterario.it

Di notte, ad aprile, non diventava più buio completo. Sebbene fosse sabato, Kathrine si era alzata presto. Svegliò il bambino, gli preparò la colazione e lo riportò dalla nonna. Andò a casa, si mise gli sci da fondo e partì. Seguì le tracce del gatto delle nevi fino alla prima altura, poi la linea elettrica che portava all’antenna radio. Alla fine, dopo un’ora, si allontanò sempre più da quest’ultima traccia e proseguì ad angolo retto, avanzando nel bianco infinito del fjell.
Verso mezzogiorno si sedette su una roccia che spuntava dalla neve per riposare e mangiare qualcosa. Passò le mani sui licheni arancioni, gialli e bianchi che ricoprivano la pietra.
Più tardi, quando ebbe ripreso la via, si formò una leggera foschia, una sorta di nebbia, e il cielo perdette il suo blu e divenne più pallido. Ma lei conosceva la strada, era già passata spesso al faro e proseguì senza timore di perdersi anche quando, alla fine, il sole non si vide più e la luce fu tanto diffusa che tutto si confondeva.
Kathrine aveva sposato Helge, aveva avuto il bambino e aveva divorziato da Helge. Andò al faro, si fermò per la notte e fece ritorno il giorno dopo. Al bambino badò la madre, e lo fece anche nei giorni e nelle settimane in cui Kathrine era nell’ufficio doganale.
Dopo il lavoro andava dalla madre. Loro tre cenavano, poi Kathrine prendeva in braccio il bambino e andava a casa. Un giorno il bambino imparò a camminare da solo e non dovette più portarlo lei. Accadde d’estate. I giorni si accorciarono, venne l’autunno, venne la prima neve e poi l’inverno. […]

Il maltempo proseguì verso est. Ora, di pomeriggio, il termometro saliva già sopra lo zero e la neve era vecchia e dura. Kathrine andò fuori al faro, non c’era stata da molto tempo. Non sapeva chi fosse di servizio questo mese, ma non aveva importanza, i guardiani del faro erano comunque tutti uguali. Tutti, un tempo, erano stati pescatori, scapoli o vedovi, che per venti anni facevano il loro lavoro e non parevano invecchiare, e poi, un giorno, morivano come niente fosse. Tenevano pulito l’appartamento e controllavano gli strumenti e guardavano fuori in mare con grandi cannocchiali e osservavano le navi di passaggi. Erano contenti quando Kathrine faceva loro visita. Allora parlavano molto, raccontavano storie di un passato ormai lontano, di gente che era già morta da tanto tempo o che si era trasferita. Raccontavano sempre le stesse storie, parlavano senza interruzione eppure erano silenziosi come il paesaggio.
Kathrine fece ritorno in paese attraverso la landa nevosa estesa e deserta, passando per fiordi e montagne, per vasti pianori e basse colline. Il fjell pareva un disegno di pochi tratti. Russia, Findlandia, Svezia o Norvegia, qui in alto tutto appariva uguale. I confini giacevano sotto la neve, la neve univa tutto. I veri confini erano tra il giorno e la notte, tra l’inverno e l’estate, tra le persone.. Un giorno Kathrine vide alcune renne. Stavano insieme, vicine, e guardavano tutte nella stessa direzione. Era primavera, le notti erano brevi e chiare, ma la neve sarebbe sparita solo all’inizio dell’estate, per pochi mesi.

0
Connessione
Attendere...
Messaggio

Il guardiano non è online al momento: lascia un messaggio.

* Nome
* Messaggio
Login now

Need more help? Save time by starting your support request online.

Your name
Describe your issue
Chat online
Feedback

Help us help you better! Feel free to leave us any additional feedback.

How do you rate our support?