La mia vita da romantico eremita

Intervista di Ambra Somaschini
Fonte: www.repubblica.it

Il guardiano della Lanterna di Genova

ROMA – La lanterna di Genova è completamente automatizzata ma Angelo De Caro la cura come se fosse quella di una volta: «è ancora questo il mio luogo preferito, sono geloso del mio faro, sono orgoglioso di fare questo lavoro. Capisco perfettamente i giovani che si vogliono isolare qui dentro. Sono romantici, come me». Come si vive in un faro? «Si riflette, si resta soli. Bisogna essere un po’ orsi. Ho 50 anni, sono farista da 20. Sono un eremita e non cambierei questo mestiere con nessun altro». Un mestiere adatto ai ragazzi? «Certo. Ma anche loro si devono abituare a questo isolamento che alla fine si può rivelare negativo. Per chi è abituato alla società, a essere sempre a contatto con la gente, con la confusione, può riverlarsi una prova dura». Eppure oggi con internet, la tv, i cellulari ci si sente comunque connessi~ «Nei fari si può vivere anche così: in silenzio ma costantemente connessi. Io, comunque, mi sento privilegiato. Mi basta fare una passeggiata per approdare nel centro di Genova». I segnali, le luci nella notte, sono gli stessi punti di riferimento di ieri per le barche di oggi? «Più o meno. Le barche ormai hanno a bordo sofisticati congegni elettronici ma quando vanno in tilt hanno bisogno del faro. E poi sottocosta si naviga a vista~». Ha mai visto dei naufraghi all’orizzonte? «Sì. Li ho salvati quando ero in servizio a Capo Rossello in Sicilia. L’emozione, l’imprevisto fanno parte di questo lavoro affascinante».

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