In mille per un posto al faro

Articolo di Ambra Somaschini
Fonte: www.repubblica.it

ROMA – Fari automatizzati dai congegni elettronici, fari high-tech. Fari che funzionano da soli ma che devono ancora essere controllati, diretti da personale specializzato. In lista per diventare faristi ci sono i giovani. Chiedono «un lavoro lontano dagli uffici, dalla routine, a contatto con la natura». Fa tendenza lavorare nelle luci del mare, studiarle, visitarle, andarci in vacanza. Gli aspiranti turisti sono milioni, gli aspiranti custodi un migliaio. Alla Marina Militare approdano petizioni che chiedono case-faro come quelle dei paesi nordici: da Capo Sandalo, a Capo Caccia alle Tremiti. Si punta a cambiare le destinazioni d’ uso riprogettando gli edifici abbandonati. E per i nuovi guardiani la Marina promette un bando per 50 persone entro il 2006. Il tam-tam dei candidati viaggia sul web con la data degli ultimi selezionati: 2002, a vent’ anni di distanza dal precedente. «Faccio il capitano di lungo corso, comando le navi ma voglio diventare farista – racconta Massimo De Nobile, 30 anni, figlio di Giuseppe, guardiano del faro di Vasto – ho le carte in regola per partecipare al concorso. Ora devo comandare la nave Mare Grigio da Ravenna. Eppure sogno il faro. Aspetto un bambino e così avrei più tempo per pensare, studiare, leggere, dipingere~ Avrei un alloggio gratis. E poi sono cintura nera, faccio l’ istruttore, vorrei continuare il karate». «Per diventare farista servono intuito, immaginazione, passione – aggiunge Diego, il fratello coetaneo – non serve la laurea che ormai hanno tutti, ci vuole il diploma dell’ istituto nautico. Io e Massimo speriamo che la Marina non ricicli le 800 persone in esubero nei fari italiani. I giovani devono poter andare avanti come gli adulti». Come Fauro Bonatti, ex custode a San Benedetto del Tronto: «Sono in pensione ma tornerei nel faro. Ho nostalgia di quel silenzio, di quel sentimentalismo della risacca delle onde. Dell’ appuntamento con la notte, con l’ accensione all’ imbrunire e i controlli sotto le stelle». «è un lavoro adatto agli appassionati – afferma Paolo Del Lama, ex farista in Toscana – la vita semplice si trasforma in una ricerca quotidiana di valori e ideali. è questo ad attirare persone di tutte le età, un modo per riempire il vuoto di oggi». Anche turisti e residenti chiedono silenzio, mare e natura. «I fari che non servono più vanno ristrutturati – scrivono gli abitanti di Capo Sandalo in una circolare – trasformati in pensioni-vacanze per i dipendenti statali». E per gli appassionati i fari diventano oggetti arredo per l’ estate: giganti di carton gesso, di legno in miniatura che ricreano in casa e in giardino l’ atmosfera degli occhi del mare. Ormai il passaparola si spande su 100 siti internet, sui libri in uscita, nei forum. Tutti connessi dal sito di “Harbour Lights 2005”, mostra californiana per collezionisti che dal 29 agosto mette all’ asta pezzi numerati dei sofisticati meccanismi interni e dal “Michigan Alpena Festival” esposizione Usa che da settembre censisce volontari globali in grado di custodirli. “Fari” di Anna Maria Lilla Mariotti (White Star) va in libreria a fine agosto da noi e nel mondo; «Il libro dei fari italiani» (da settembre, Mursia) suddivide le foto in filoni: visitabili, fatiscenti, riprogettabili. Una passione alimentata dalla letteratura. «Torre argentea, vaporosa, con un occhio giallo che s’ apriva a un tratto, lievemente, nella sera – scrive Virginia Woolf in “Gita al faro” (Mondadori) – (~) poiché il faro era diventato quasi invisibile si era sciolto in un vapore azzurrino~.».

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