Luci nella notte bretone

Fonte: www.lagazzettaweb.it

Ouessant (Francia) – «Pour quoi l’eau salèe n’ait jamais le goût des larmes» (perché l’acqua salata non abbia mai il sapore delle lacrime). E’ una frase scritta su tutte le T-shirt in vendita nei negozietti bretoni, ma non è uno slogan per acchiappare turisti: qui il mare, la sua vita, i suoi dolori, le sue storie, entra nel “vissuto” della gente e dei luoghi, come la marea nelle falesie.
E come i fari che segnano l’orizzonte. Parrebbero non interessare più a nessuno questi castelli sull’acqua, con odor d’acqua stagnante, di vita-solitudine, di paura. Perché quando erano abitati davvero, e a molti ci si arrivava appesi a funi e improbabili carrelli malfermi, c’era spesso odor di paura, lì dentro. Oggi soltanto più cinque, fra quelli che si ergono su scogli, sono abitati: Cordouan, Kéréon, Roches Douvres, Sept Iles e Ile Vierge.
Su tutti (in Francia vi sono 1.746 tra fari e torrette luminose), al posto del mitico “guardiano del faro” vigilano computer, relais, una rete informatizzata. Testimonianze dirette di un tempo (neppure molto lontano, l’automatizzazione è stata avviata circa dieci anni fa), però, ce ne sono. Si trovano in relazioni formali, dentro scaffali di pratiche burocratiche, veramente affondate peggio che in mare, quel mare cattivo e amato che dava e toglieva vita. L’ultima, inquietante, porta la data del 16 dicembre del 1989 quando un’onda più “anomala” delle altre rompe gli oblò della sala da pranzo di Kéréon, a quaranta metri sul livello del mare, e spazza via tutto.
Ma nella razionale civiltà d’inizio del terzo millennio, adesso insomma, fan più paura le petroliere a picco nei fondali oceanici, le macchie di veleno che stuprano acqua e fauna e riducono a melma quello che era pulito, naturale, “normale”. E qui, l’elenco sarebbe veramente lungo, troppo lungo.
A questa storia, in Bretagna tengono. Quella che suscita l’ammirazione per le opere dell’uomo di un secolo o due secoli fa, quando sconciare il mare era tutto sommato difficile e questi fari salvavano vite. A prezzo d’altre vite. E di solitudine e paura. Quando venivano costruiti, come La Jument, lavorando per 4/5 ore (tra un’alta e una bassa marea) e poi dormendo su uno sperone di pochi metri quadri, bagnati dagli spruzzi. Certo, correva l’anno 1904 e il donatore dei 400.000 franchi necessari aveva posto la clausola che venisse eretto entro il marzo del 1911. E così avvenne, tra una tempesta e l’altra.
Quelli che se ne intendono, che nei fari ci hanno addirittura lavorato, li dividono in “inferni” e “paradisi”. I primi sono quelli sugli scogli dove il mare detta i tempi del rifornimento, del cambio di turno. C’è chi è morto di fame: come Noël Fouquet, bloccato su Ar-Men per 101 giorni perché le barche non potevano neppure avvicinarsi, altro che attraccare. Inferni nell’acqua. Gli altri, sui capi delle coste frastagliate o lambiti dalle calde onde del Mediterraneo, erano i “paradisi”.
A chi importa di tutto ciò oggi, nell’epoca del satellitare, degli elicotteri, del GPS? Eppure i francesi hanno fatto diventare i fari luoghi di memoria e di visita. Come La Coubre, 297 gradini per 60 metri al margine della foresta, dove la vista ti si sdoppia su oceani di alberi verdi e oceani di onde bianche. Come Cordouan, più giù sul fianco della Francia, all’estuario della Gironda, costruito come una reggia con all’interno addirittura una cappella, che si accese la prima volta nel 1611. Soprannominato, a ragione, la “Versailles dei fari”. Talvolta persino raggiungibile a piedi, visto che si adagia su un fondale a pelo d’acqua che la marea scopre e ricopre come un velo di nebbia. Arrivi in cima e getti lo sguardo lontano.
Ma su quello dell’isola di Batz trovi una studentessa, accoccolata a terra per evitare il vento, che legge un libro, prepara un esame e intanto arrotonda i suoi guadagni. Sta su tutto il giorno, quando scende ‘’ultimo visitatore e il sole muore nel mare chiude la porticina in ferro e scende anche lei. Una normale giornata di lavoro. Come in un museo. Ce ne fossero, di questi musei. Varrebbero più di tanti libri.
Come Le Four, che vedete a sole due miglia da riva, ma al buio la sua luce vi darà sollievo come lo dava a barche e chiatte nel bel tempo che fu. Come gli ineffabili fari dell’isola di Ouessant, un grappolo di colorate torri sparse a pioggia su un tratto di mare che cogli tutto ad occhio nudo dalla punta di St. Mathieu, sede di un altro onorato faro, ancora funzionante e visitabile. Sovrasta una basilica distrutta dai francesi in vecchie guerre di idee contro altre idee.
I fatti, ancora oggi, sono le luci che animano la notte. Lucciole che ammiccano con scintillii, fasci, intermittenze diverse. Sciabolate “personalizzate” che impediscono di confonderli con altre luci. Nove lampi scintillanti ogni dieci secondi: è Nividic; quattro brevi bianchi ogni 25 secondi, è Batz; tre lampi rossi ogni 15 secondi, è la mitica La Jument… Due lampi ogni dieci secondi, invece, è il segnale di Creac’h sul capo occidentale di Ouessant, Quello che scapolano ogni anno, in un senso e nell’altro, oltre 50.000 navi. Si vede da 32 miglia, oltre cinquanta chilometri, è il più potente d’Europa. Forse anche per questo ci hanno messo l’Ecomuseo dei fari. Dal 1987, poi, c’è anche un’altra luce in cima ai 54 metri della sua torre: si vede soltanto dall’alto, perché è dedicata agli uccelli migratori.

Il cammino dei fari
E’ un circuito a piedi che percorre i sentieri costieri tra Brest e Portsall, permettendo di scoprire alcuni dei più bei fari del Nord Finisterre. Sistemato e segnalato per 86 km, l’itinerario è completato da 14 circuiti che permettono di scoprire l’interno di queste coste splendide e selvagge battute dai venti dell’oceano.
E’ disponibile una guida di 80 pagine del Comitè Dèpartemental de Randonnèe pèdestre. La guida completa e integra la Route des phares et Balises che, per via terra da Brest a Brigognan o per mare da Brest a Ouessant, passa per i mitici fari dell’ovest bretone: Potzic, il Petit Minou, Saint Mathieu, Kermorvan, Trezien, l’Ile Vierge, Stiff, Nividic. 13 fari in mare, 17 a terra. Sono quasi tutti visitabili. Comunque, anche a vederli dall’esterno nella natura selvaggia, restano immagini scolpite nella mente.

L’ecomuseo dei fari
La storia dei fari e quella della navigazione vanno di pari passo. Due fari sono entrati nel mito: quello di Alessandria e il Colosso di Rodi. Alcuni furono costruiti dai romani: Marsiglia, Fos, Narbonne, Boulogne, Frèjus. Poi venne il Medioevo e fu buio anche sul mare. Salvo qualche fuoco volenterosamente acceso dai monaci. E qualche altro accesso per scopi contrari: ingannare i naviganti, farli naufragare e depredarli.
Alimentati da grasso di balena, petrolio o qualunque altra cosa bruciasse, i fari furono a lungo visibili soltanto quando erano prossimi, e talvolta era tardi. Poi, nel 1823, venne accesa a Cordouan una luce “rilanciata” dalle lenti di Fresnel. Da allora non vi sono stati sostanziali miglioramenti, fatto salvo l’alimentazione con nuovi gas illuminanti.
A quell’epopea di uomini e mezzi, il Parco regionale francese di Armonica ha dedicato un centro di interpretazione nell’Ecomuseo di Ouessant, pochi chilometri all’imboccatura occidentale della Manica. Storie di naufragi o di uomini senza nome, che vissero e lavorarono per impedirli. O storie di nomi famosi, come quello di Fresnel, appunto, l’ingegnere che inventò apposite lenti rifrangenti per mandare così lontano queste luci nel buio.
Il Centro d’interpretazione racconta sacrifici ed eroismi, tecnologie architettoniche, luci e rifrazioni, avventure e disavventure dei fari e degli uomini che per secoli hanno, con la loro luce, rassicurato i marinai alla ricerca, nel buio e tra le tempeste, di un punto di riferimento certo.
L’Ecomuseo di Ouessant si occupa anche dell’economia e del lavoro sulla piccola isola: pecore, marinai e guardiani di fari. E’ aperto tutto l’anno e dispone, oltre alla sede di Crèach, di altri due siti ecomuseali collegati da sentieri facilmente percorribili.

Per saperne di più:
Info:
Cammino dei fari: per informazioni, depliant e Topo-guide rivolgersi a
Ufficio del turismo di Brest, 8, avenue Georges-Clemenceau, 29900 Brest
tel. 33-02-984424 96
Museo dei Fari: Musèe des Phares et Balises, 29242 Ouessant
tel. 02-98488070

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