La storia di Daedalus

Fonte: www.mar-rosso.it

Il faro di Daedalus reef fa parte della serie di segnali fatti costruire dagli inglesi sull’asse centrale del Mar Rosso nei primi anni del ‘900 per agevolare la rotta delle proprie navi verso l’Oceano Indiano. Osservando attentamente la carta nautica della zona, si può infatti notare come ognuno dei reef presenti in tutta l’area del Mar Rosso, sia indicato con un nome inglese affibbiatogli dall’ammiragliato britannico nel corso dei primi rilevamenti per realizzare una cartografia nautica attendibile, che consentisse alle navi del regno di percorrere questo tratto di mare evitando le insidie del corallo. Al microscopico fazzoletto di sabbia indicato nella cartografia dell’Ammiragliato con il nome di Daedalus reef, è stato successivamente dato dai pescatori locali, un nome in lingua araba così che lo spettacolare atollo corallino viene indicato con il nome di Abu Kizan ovvero “padre di Kizan”.
Posto lungo la direttrice che collega il canale di Suez con l’uscita dal Mar Rosso, Daedalus reef o Abu Kizan, è situato 100 miglia a sud delle isole Brothers’ e poco meno di 100 miglia dall’isola di Zabargad. L’atollo corallino di Daedalus si è formato sul lembo dell’estremità superiore di un cratere vulcanico con una estensione di circa 400 mq, al centro di questa grande barriera corallina si è formata una piccola isola di finissima sabbia corallina sulla quale venne impiantato il faro costruito e mantenuto da una società francese ai tempi della Compagnia di Suez. Successivamente, con l’avvento di Nasser al potere e la nazionalizzazione di tutte le strutture private, nel 1956 la gestione del faro passò all’amministrazione egiziana che se ne occupa direttamente ancora oggi.
Il faro di Daedalus, così come quello delle Brothers’, ha funzionato per lungo tempo grazie ad una enorme lente di Fresnel, costituita da una nutrita serie di specchi concentrici di forma circolare che contribuivano ad intensificare la luce prodotta da una semplice lampada a petrolio. Nel 1993 il meccanismo della lampada è passato da meccanico ad automatico soppiantando la vecchia lampada a petrolio e facendo perdere buona parte del suo fascino al vecchio faro a discapito di una maggiore sicurezza in quanto il fascio di luce prodotto e’ ora visibile da notevoli distanze dalle navi di passaggio. Alla cima del faro si accede attraverso una ripida scala a chiocciola di ferro battuto che conduce sino alla stanza dove è posizionata la lampada, da questo punto si può osservare uno splendido panorama che dà la giusta misura dell’estensione dell’atollo madreporico su cui si trova la piccola macchia di sabbia sulla quale poggia il faro con le sue abitazioni in pietra che hanno mantenuto la loro struttura originale. Dall’alto, l’enorme reef che lo circonda, appare in tutta la sua vastità; i due pontili si propendono sulla sabbia bianca per poi proseguire sul reef corallino come un braccio teso verso il mare aperto.
Su questo microscopico fazzoletto di corallo vivono cinque guardiani oltre al Rais al Sha’ab (padrone dell’atollo), nome con il quale viene indicato il responsabile del faro. In passato il ruolo del Rais era quello di sorvegliarne l’accensione, il periodo d’intermittenza e la manutenzione della preziosa lente di Fresnel, da quando nel 1993 la lente di Fresnel è stata accantonata per fare posto ad un sistema automatico, il Rais e i suoi dipendenti, si occupano per lo più della manutenzione del faro vero e proprio.
Il vento e il sale con il tempo ne hanno gradualmente corroso parte delle strutture esterne, ma all’interno si trovava ancora un decadente ufficio arredato con vecchi mobili in stile inglese in legno di tek, dove erano presenti ancora un piccolo scrittoio, la biblioteca ormai svuotata e un armadio nel quale erano contenute ancora tutte le bandiere segnaletiche, scrupolosamente arrotolate e meticolosamente riposte ognuna all’interno del proprio spazio che venivano mostrate con l’orgoglio di chi, in tutti questi anni si sforza di preservare un pezzo di storia di questo mitico faro che ha visto transitare al suo fianco una parte di storia della navigazione moderna.

Testo tratto dalla targa in bronzo posta alla base del vecchio faro:
S” A.me Desancien establissement babbier – Cernard Eturenne
Siege Social Paris 19° Arr.t Auberviller (Seine)
5 B Feliyfaure – Blanc Misseron (Nord)
(Società addetta all’impianto elettrico del faro)


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