In un libro di Italia Nostra i racconti sulla dura vita dei faristi

Fonte: www.lanuovasardegna.it

LA MADDALENA. Italia Nostra, sezione della Maddalena, ha fatto ancora una volta centro: continuando nel recupero della storia della comunità maddalenina, ha presentato il suo secondo capolavoro, dopo il primo su “La scuola sui fari”: quello non meno importante su “La vita nei fari, storie di terra e di mare”.
Erano in molti gli invitati presenti nel salone del circolo ufficiali, che per la seconda volta ha dato i “natali” a un altro libro che presenta uno spaccato della vita dei faristi e delle loro famiglie, di un mondo ormai quasi scomparso e che proprio per questo ha assunto i contorni di una leggenda.
Storie di eroi quotidiani, che in silenzio, sobbarcandosi sacrifici oggi impensabili, svolgevano e svolgono ancora il proprio dovere con una naturalezza impressionante propri dei grandi celati personaggi della storia. Un lavoro che rientra nel contesto di una ricerca più vasta iniziata dall’associazione con la pubblicazione del primo libro “La Scuola dei Fari”.
Con il nuovo lavoro, Lucia Spanu, insieme ai collaboratori della sezione di Italia Nostra, ha cercato di ricostruire uno spaccato di vita dei guardiani dei fari, gente comune, piccoli eroi del quotidiano che, con il loro lavoro silenzioso e solitario, hanno offerto sicurezza a chi andava per mare. Non a caso anche la loro precedente professione era legata al mare: pescatori abilissimi ed esperti naviganti, trovarono nel lavoro di fanalisti il porto sicuro per sé stessi e le loro famiglie, dopo aver sfidato pericoli e insidie propri di chi trae dalla pesca e quindi dal mare il proprio sostentamento. Ad aiutarla, naturalmente, la Marina, nella persona del comandante Francesco Palopoli, «sensibile e disponibile nei confronti dell’associazione e di tutta la comunità maddalenina»; ma anche il comandante di Marifari Gennaro Delcuratolo, «in qualità di esperto conoscitore e attento responsabile del settore»; oltre, ovvio, a tutte le persone che direttamente o indirettamente hanno contribuito alla stesura e alla pubblicazione del libro. Alla cerimonia hanno partecipato un folto pubblico, ma anche molti faristi e figli degli stessi dalle cui testimonianze si è colto spesso il malessere derivato dall’enorme isolamento, dalla solitudine con la quale hanno dovuto imparare a convivere e che ne ha plasmato il carattere, alla lunga.
Il racconto dei protagonisti scorre come in un film. Ancora viva, nel ricordo di questi, la vita aspra e solitaria trascorsa nei fari a contatto di un ambiente integro e selvaggio, bello da mozzare il fiato. «Non mi sono portato niente dietro, se non l’intenso profumo del rosmarino che sull’isola (Razzoli) abbonda e non lo trovi uguale da nessun’altra parte – ha detto uno di loro -. Era una prigione senza pareti, ma pur sempre una prigione, un isolamento infinito, una chiusura con il mondo che col tempo inaspriva il carattere e il modo che rapportarsi con gli altri strano». Ma in tutte le persone che Lucia Spanu ha fatto parlare, è presente una punta di nostalgia e una sottile vena di rimpianto di cose ormai perdute e mai dimenticate. «Per quanto tutto ciò mi facesse male allora, oggi forse lo rimpiango», dicono.
Non ultima la presenza di Giovanni Morello, ormai centenario che ha inorgoglito i presenti e lo stesso centenario che ha rivissuto la vita dei fari ricordando alcuni episodi e mettendo in evidenza le difficoltà cui andavano incontro tutti i fanalisti. Lo ha rimarcato nel suo intervento il comandante Delcuratolo: «La vita dei faristi o fanalisti, come un tempo venivano chiamati, scorreva talvolta in condizioni al limite della sopravvivenza che, anche se rapportate alla società di una volta, non certo abituata alla comodità, imponeva notevoli sacrifici da parte delle famiglie in cambio di uno stipendio sicuro, ma comunque scarno».
Il comandante Palopoli ha detto, invece, che «le storie dei fanalisti sono semplici, essenziali, turbate solo raramente da fatti memorabili, come il soccorso a naufraghi o l’assistenza a fuggitivi, oppure quando il maltempo impediva il rifornimento e per giorni e giorni si rimaneva isolati dal mondo senza cibo». (a.n.)

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