Guardiani del faro per un giorno

Articolo di Giorgio Giorgetti
Fonte: www.lamacchinadeltempo.com

Seimila chilometri di coste e centinaia di lanterne: quasi tutte visitabili con il permesso della Marina Militare, come ha fatto “Macchina del Tempo” scegliendo quelle più suggestive per una vacanza con grandi orizzonti

Camera con vista faro per turisti illuminati: dal mito sempreverde del guardiano-eremita al desiderio di luoghi incontaminati, oggi le nuove rotte delle vacanze si tracciano al bagliore di lanterne marittime.
Già protettori dei naviganti, i fari hanno infatti rivelato una seconda vocazione: far da sentinella a località incantate. E per fortuna all’Italia non mancano le destinazioni esemplari: su quasi mille segnalamenti, ben 146 sono i cosiddetti fari d’altura. Luci potenti, per intenderci, visibili per almeno 15 miglia nautiche, circa 28 chilometri. Ne abbiamo scelti alcuni. Dal monumento per antonomasia, quella “madre di tutti i fari” che è la Lanterna di Genova, ci s’immerge tra i gioielli dell’Arcipelago Toscano, prima fra tutte l’Isola di Capraia che con i suoi due lampi dà il benvenuto ai naviganti del Tirreno.
Con un colpo di coda ci spostiamo a Rimini che, con l’immancabile faro nel porticciolo, ci sfida a trovare nella sua bolgia vacanziera un angolo per aspiranti eremiti. Le Pontine, poi, sorgono dal mare in tutta la loro seduzione. Nel Gargano, Torre Preposti ospita l’unica farista donna d’Italia, sentinella dell’azzurro e del verde. Tra Sicilia e Sardegna, le occasioni si sprecano: una vacanza a ogni faro, verrebbe da dire. Con una scelta partigiana, puntiamo un dito sulla Sicilia, tra lo splendore delle sue isole lontane e incontaminate. Poi la Sardegna, verso quell’Isola di San Pietro che è l’estremo ponente italiano. Unica pecca: diversamente da quanto accade all’estero, in nessuno si può soggiornare, e per visitarli si deve chiedere il permesso alla Marina Militare.
Ma basta anche ammirarli per rimanere incantati. Forse perché la loro luce è da millenni calamita di fascinazioni, fin da quella torre, alta 120 metri, collocata sull’isolotto di Pharos ad Alessandria d’Egitto. Costruita da Sostrato di Cnido tra il 299 e il 288 a.C., su commissione del re Tolomeo Filadelfo, ospitò sulla sua sommità un fuoco così grande da illuminare il mare fino a 40 km di distanza. Nessuno stupore che gli antichi l’avessero enumerata tra le sette meraviglie del mondo. Fedele compagno dell’umanità, il faro ne seguì non solo le rotte, ma anche i progressi. Dai falò di legna si passò al carbone e alle candele, ma un vero balzo in avanti si ottenne soltanto dopo il 1784, quando l’ingegnere svizzero Françoise-Pierre-Aimé Argand (1755-1803) inventò la lampada a olio a doppia corrente d’aria, che forniva una fiamma uniforme d’intensità elevata e priva di fumo. Quindi fu la volta delle lampade a incandescenza a vapori di petrolio, di propano e d’acetilene. Fino all’arrivo dell’elettricità.
Trovare il modo di accendere la fiamma e di alimentarla non risolve però ogni problema: occorre che la luce si concentri in stretti fasci, senza disperdersi. Il colpo di genio venne all’ingegnere francese Augustin-Jean Fresnel (1788-1827): una lente relativamente piccola e verticale raccoglie e concentra i raggi luminosi che escono orizzontalmente dalla lampada, mentre quelli che si diffondono in altre direzioni sono catturati e indirizzati verso l’orizzonte da una serie d’anelli prismatici. Faro, compagno fedele, e insostituibile. Neppure la rete satellitare del Gps (Global positioning system), che permette di fare il punto nave con la precisione di pochi metri, sconfiggerà le vecchie lanterne.
«Qualunque sia l’apparato tecnologico che la scienza offrirà alla navigazione», dichiara il comandante Antonio Peca, caporeparto dei fari italiani della Marina Militare, «il faro resterà sempre uno strumento indispensabile per il riconoscimento di un luogo, come una bandiera. E la Marina deve garantire sicurezza a tutti coloro che vanno per mare, non solo a chi ha mezzi all’avanguardia».


La vedetta di Ustica
Il faro sulla Punta Gavazzi dell’Isola di Ustica, davanti alle coste siciliane. Si trova sul lato a sud-ovest e ha una frequenza luminosa di quattro lampi bianchi ogni 12 secondi

Genova
Il più antico dopo la Spagna

La vedetta. È il secondo faro più antico del mondo, dopo quello di La Coruña, in Spagna. Sembra che una prima torre sia stata costruita intorno al 1128, su uno scoglio, e che un fuoco di rami secchi d’erica e ginestra indicasse il porto ai mercanti che tornavano dall’Oriente. Per quanto nel corso dei secoli abbia subito molti restauri, la Lanterna non ha cambiato aspetto dal ‘500 a oggi. La torre, collocata su uno sperone roccioso, è alta 76 metri, con 356 gradini. È visibile fino a 57 km dalla costa. Il fascio luminoso ha una frequenza di due lampi bianchi ogni 20 secondi.

Storia e leggenda. Il faro fu colpito due volte dalla saetta, nel 1481 e nel 1602. Gli aneddoti, veri o leggendari che siano, non mancano. Nel 1449, uno dei guardiani del faro fu – almeno così si narra – Antonio Colombo, zio paterno del più celebre Cristoforo. Si racconta inoltre che nel 1543, quando la Lanterna raggiunse la sua forma definitiva, qualcuno gettò dalla torre l’autore del progetto, affinché non potesse mai più eguagliare un simile capolavoro.

La voce del faro. «Si diventa tutt’uno con il faro anche in un luogo così “cittadino” come la Lanterna», rivela Angelo De Caro, 48 anni di cui 22 trascorsi come sentinella del mare. «Basta salire in cima per dominare con lo sguardo un panorama che spazia da Capo Mele fino all’Isola del Tino. Ed è tutto mio». Parla del suo lavoro con orgoglio. Sa bene di essere il privilegiato custode di una città e di un mare, che soltanto lui può conoscere in questo modo. «Faristi si nasce. Attenzione, però» precisa De Caro «anche qui è facile perdere la testa, se ci si lascia dominare dall’isolamento. Per mia fortuna, a Genova son tutti guardiani del faro!». In che senso? «L’intera città tiene d’occhio la Lanterna. Se per qualche motivo la luce non batte su una finestra, sono bombardato da telefonate di gente in preda al panico».

Come arrivare. Con quello di Trieste, la Lanterna è l’unico faro italiano aperto al pubblico. Dal parcheggio del Terminal Traghetti, costeggiare l’Hotel Sea Columbus e rientrare sulle antiche mura fino al faro. Visite a gruppi, sabato e festivi, ore 15-16-17. L’ingresso costa 3 euro.
Su Internet: www.genovagando.it

Capraia
Sulla rotta dei pirati

La vedetta. Piccola isola, Capraia, ma con un corredo faristico di tutto rispetto. Ben due fari: quello di Punta Ferraione e quello di Punta del Trattorio. Entrambi elevati, entrambi in posizioni eccellenti per apprezzare il fascino di questa terra. Il primo, nei pressi del porto, ha un lampo ogni 6 secondi. Il secondo, nella zona più selvaggia di Capraia, un lampo ogni 8 secondi.

Lo scenario. Terza isola per estensione di tutto l’Arcipelago Toscano, è però la sola a esser d’origine vulcanica. Tale genesi ha condizionato il paesaggio selvaggio, in pratica un’unica dorsale con precipizi sul mare a ovest e degradi più dolci a oriente, grotte, vegetazione bassa e rigogliosa, ricchissima di margherite e asfodeli.

Storia e leggenda. Capraia, fin dalle origini della sua storia, ha ospitato generazioni di pirati. Tra cartaginesi sbandati, liguri e tirreni in cerca di fortuna, saraceni invasori e chi più ne ha più ne metta, Capraia ha sempre avuto il suo bel corredo di corsari che, approfittando delle guerre combattute in terraferma, fecero di quest’isola il loro quartier generale.

Come arrivare. Soltanto due i porti che effettuano servizio traghetti verso l’isola: il primo, Livorno, è sulla terraferma; il secondo, Portoferraio, si trova sulla vicina Isola d’Elba.
Su Internet: www.sister.it/CaprSIMS/HomeCapr/CaprFrame.htm

San Pietro
Un occhio sul mare più bello del mondo

La vedetta. Il faro di Capo Sandalo si trova sulla costa ovest dell’Isola di San Pietro, Sardegna, a guardia di un mare ventoso. È il versante più roccioso e tormentato, oltre a essere la punta più occidentale d’Italia. La struttura, alta 30 metri e costruita nel 1864, è una torre cilindrica di pietra su un fabbricato a due piani. La lanterna è posta a 134 metri sul livello del mare, con una portata luminosa di 24 miglia nautiche (oltre 44 km). È collegata a Carloforte, unico centro abitato dell’isola, da una strada lunga 12 km.

Lo scenario. Fino a perdita d’occhio, il mare. Alle spalle, uno dei luoghi più incontaminati del Mediterraneo, una perla rara nella già splendida Sardegna. La costa è caratterizzata dal susseguirsi di sporgenze e rientranze che cadono a picco sul mare, con altezze che arrivano anche a 150 metri. Poi i faraglioni e le grotte, visitabili soltanto con la barca; le saline e l’Oasi della Lipu (Lega italiana protezione uccelli), paradiso della fauna avicola, che s’estende per 236 ettari lungo 6,6 km di costa.

Storia e leggenda. Pochi luoghi sono appartati come l’Isola di San Pietro, così chiamata perché leggenda vuole che l’apostolo v’avesse trovato asilo, durante una tempesta. Nel 1738 il territorio fu colonizzato dagli abitanti di Tabarka, un’isola tunisina, colonia ligure di proprietà dei Lomellini, allora signori di Pegli, che l’avevano popolata con pescatori pegliesi. Così la parlata dell’isola, detta tabarkino, non ha parentele con il sardo, ma con l’arcaico dialetto ligure degli antichi pescatori.

La voce del faro. Quando sale i 124 scalini verso la lanterna, Bruno Colaci (nel riquadro in alto) ammette: «A volte la solitudine vince anche il mio cuore». Lo può ben dire, lui. A un passo dalla pensione, 63 anni compiuti, Colaci è forse il farista più farista d’Italia.
«Ho trascorso la mia intera esistenza tra le segnalazioni costiere» rivela «e non soltanto per mestiere. Anche mio padre faceva questo lavoro e io lo seguivo da un incarico all’altro. Alcuni luoghi erano così isolati che, durante le tempeste, dovevamo attendere anche 15 giorni prima di poter avere aiuto e cibo». Ha visto e vissuto molti fari. «Ma Capo Sandalo è speciale» dice «lo s’avverte durante i crepuscoli d’inizio estate. I tramonti sono come fiamme struggenti e non smettono ancora di commuovermi».

Come arrivare. L’Isola di San Pietro è raggiungibile soltanto via mare. Naturalmente, prima occorre approdare in Sardegna e dirigersi a Calasetta o Portovesme, uniche località da cui partono i traghetti per Carloforte. I collegamenti sono garantiti dalle compagnie Saremar e Delcomar. La traversata dura poco più di mezz’ora.
Su Internet: www.isoladisanpietro.org e www.carloforte.net

Santa Teresa di Gallura
Una cattedrale scolpita dal vento

La vedetta. A guardia delle acque insidiose delle Bocche di Bonifacio, che separano la Corsica dalla Sardegna, s’erge il faro di Capo Testa, nella zona più settentrionale dell’isola italiana. Situata alle porte di S. Teresa di Gallura, la costruzione risale al 1845. Dalla sommità sono ben visibili la costa della Corsica e le isole dell’Arcipelago della Maddalena.

Lo scenario. Il promontorio è come una cattedrale scolpita dalla natura nel granito grigio-rosa: pochi posti al mondo offrono uno spettacolo così emozionante. Giganteschi massi che paiono fatti di materia duttile hanno assunto, nel corso delle ere, fantastiche geometrie: profili taglienti e torri tondeggianti, pinnacoli, pareti traforate, rocce in forma di creature preistoriche. Il tutto circondato da spiagge incantevoli, come la vicina Cala di Luna, che si domina dal faro.

Storia e leggenda. I massi granitici di Capo Testa hanno almeno 300 milioni d’anni. Tanto tempo, infatti, è stato necessario, affinché il vento e il mare li modellassero nelle forme spettacolari di oggi. Alla loro bellezza non rimasero insensibili neppure gli antichi romani, che ne utilizzarono il granito per realizzare splendide architetture come il Pantheon a Roma. Le spiagge vicine, tra l’altro, portano ancora i segni archeologici di tale presenza sull’isola.

Come arrivare. In traghetto: da Genova e Livorno a Porto Torres; per Olbia, invece, traghetti da Livorno e Civitavecchia.
Su Internet: www.santatereseagallura.com; www.sardi.it/sardegna

Rimini
Brilla più di una discoteca

La vedetta. Una torre quadrangolare bianca, a 27 metri sul livello del mare, fa da custode alla cittadina adriatica che è ormai sinonimo di divertimento, allegria, confusione e gioia di vivere. La struttura è stata ricostruita sulle fondamenta del vecchio faro, attivato nel 1862 e distrutto durante l’ultimo conflitto mondiale. La portata del lampo bianco è di 15 miglia nautiche (quasi 28 km) e ha una frequenza di un bagliore ogni 12 secondi.

Lo scenario. Rimini può apparire meta insolita per degli aspiranti eremiti. Eppure, offre possibilità di raccoglimento spirituale inaspettate. Purtroppo lontano dalla spiaggia: dal Parco naturale del Titano, nella Repubblica di San Marino, fino alla Giungla di Castagni di Uffogliano.

Storia e leggenda. Sopravvive l’Ariminum degli antichi romani, con l’arco di Augusto e il ponte di Tiberio, e non delude la Rimini di Sigismondo Malatesta, con il suo meraviglioso Tempio, opera di Leon Battista Alberti.

Come arrivare. In auto: Autostrada Al 4, uscite Rimini Nord e Rimini Sud. In treno: Stazione ferroviaria di Rimini. In aereo: Aeroporto internazionale Federico Fellini.
Su Internet: www.riminiturismo.it; www.comune.rimini.it

Ponza e Ventotene
Due luci sugli approdi di Ulisse

La vedetta. Ben due fari (in verità tre, se si considera un lanternino) illuminano le acque di Ponza, la più nota delle Isole Pontine, nel Lazio. Il più spettacolare è collocato sul Faraglione della Guardia, a ben 112,5 metri dal mare. È una torre bianca con fascia rossa, che produce 3 lampi bianchi ogni 30 secondi, per ben 24 miglia nautiche (quasi 45 km). Ma anche Ventotene ha la sua luce, nei pressi dell’antico porticciolo Romano: una bianca torre cilindrica dal lampo ogni 5 secondi.

Lo scenario. Spiagge incredibili (come Ghiaia di Luna), faraglioni imponenti, un mare tra i più limpidi d’Italia, siti archeologici di grand’interesse… L’Arcipelago delle Isole Pontine è uno tra i luoghi più rappresentativi del nostro Paese, come se in quelle terre emerse a fatica dall’acqua si fosse concentrata la bellezza e la cultura di un’intera civiltà. Ponza, Ventotene, le isolette di Palmarola, Gavi, Zannone, assieme all’isolotto di Santo Stefano, creano una collana di meraviglie ancora intatte e affascinanti.

Storia e leggenda. Ponza, isola antichissima e da sempre porto, sosta o addirittura terra di popolazioni. Si vuole che fosse già conosciuta dai fenici, che ne fecero un approdo. Ma la leggenda, nata in età romana, la vorrebbe ancor più mitica e arcaica. Proprio quest’isola, infatti, sarebbe stata la casa della maga Circe, d’omerica memoria. La terribile regina, che riuscì a rendere schiavi Ulisse e la sua ciurma, aveva il potere di trasformare gli uomini in bestie e le donne in sirene.

La voce del faro. Gianfranco Gagliano, capo farista, ha 62 anni ed è prossimo alla pensione. Vive e lavora a Ponza da oltre 20 anni. Qui ha tutta la sua famiglia, gli affetti, le amicizie.
«Siamo in tre a occuparci dei fari della zona. Non soltanto quello di quest’isola, ma anche delle altre Pontine, a parte Ventotene» afferma «e pensare che anni fa, prima che le lanterne fossero del tutto automatizzate, qui c’erano anche 10 faristi. Ogni quattr’ore bisognava ricaricare il meccanismo che faceva girare la lampada, accendere e spegnere la luce…». Il faro più bello di Ponza? «Sono tutti belli. Forse il più affascinante è quello sul Faraglione della Guardia, così isolato. Fino a qualche tempo fa lo si raggiungeva da terra, per mezzo di una strada piuttosto pericolosa. Ora ci arriviamo in barca».

Come arrivare. Il mezzo per giungere a Ponza è obbligato: o traghetto o aliscafo. Partenze tutto l’anno dai porti d’Anzio, Formia e Terracina. Durante il periodo estivo sono attive anche corse da Napoli e S. Felice Circeo.
Su Internet: www.ponza.it; www.isolaponza.com; www.ponza.net/ita; www.webpontina.it

Isola di Salina
Troisi lo scelse per il “Il Postino”

La vedetta. Punta Lingua, all’estremità sud-est di Salina, in Sicilia: uno dei panorami marini più incredibili d’Italia. Qui, il lampo bianco del faro (foto a destra), dalla portata di 11 miglia nautiche (poco più di 20 km), appare ogni 3 secondi ai naviganti. Non è l’unico: nella seconda isola per ampiezza delle Eolie, un’altra lanterna è posta sul versante opposto, a Capo Faro. Il lampo bianco appare ogni 6 secondi e si percepisce fino a 18 miglia nautiche (circa 33 km).

Lo scenario. Impossibile descrivere in poche righe la suggestione e il fascino di un gruppo d’isole considerate patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Sei antichissimi vulcani hanno dato origine a una terra d’enorme ricchezza paesaggistica. Merita una citazione la baia di Pollara, paradiso nel paradiso.

Storia e leggenda. Neppure il cinema è rimasto insensibile al fascino di Salina. Anna Magnani e Rossano Brazzi, che abitava in una stanza della chiesa di Rinella, vi giunsero per girare “Il Vulcano”. Nel 1993, Nanni Moretti la scelse per il secondo episodio di “Caro diario”; intitolato appunto “Isole”. Ma nel cuore degli appassionati, Salina resterà sempre viva come l’isola de “Il Postino”, ultima pellicola interpretata da Massimo Troisi, che ha collaborato con Michael Radford alla regia.
Ancor oggi, la casa abitata nel film dal poeta Pablo Neruda è meta del pellegrinaggio di cineamatori, fan e semplici curiosi.

Come arrivare. In traghetto: tutto l’anno da Napoli in traghetto o da Milazzo (traghetto e aliscafo). In estate le possibilità aumentano: si aggiungono corse in aliscafo da Napoli, da Palermo e da Messina.
Su Internet: www.eolie.net/salina.htm

Vieste
Qui l’unica farista donna. «Vivere e lavorare senza confini»

La vedetta. Il faro di Torre Preposti, nelle vicinanze di Vieste, in Puglia, segnala la punta del promontorio del Gargano. È il faro attivo più orientale d’Italia, costruito nel 1946 su un’antica torre d’avvistamento del 1500, secolare custode della Baia di Pugnochiuso. Alto 62 metri dal mare, la luce dalla lanterna può giungere a 60 km di distanza. La frequenza: un secondo di luce e quattro di buio.

Lo scenario. Pochi luoghi in Italia possono vantare una così perfetta commistione fra terra e mare, coste e foreste, come la zona litoranea che unisce Vieste a Manfredonia. La parte più affascinante è offerta, senza dubbio, dalla costa: oltre 30 km in un susseguirsi di scorci tra i più suggestivi di tutto il Mediterraneo, dalle larghe e lunghe spiagge dorate, alle pareti rocciose, alle molte grotte visitabili che racchiudono insospettati incanti di luci e di colori. Alle spalle s’estende la cosiddetta «Foresta Umbra» (11.000 ettari), con i secolari tassi e i maestosi faggi, il tutto racchiuso nella cornice del Parco nazionale del Gargano.

Storia e Leggenda. Nei pressi di Vieste, l’erosione del mare e dei venti ha staccato dalla roccia un gigantesco monolito, alto circa 20 metri, chiamato Pizzomunno, che ha dato origine a una tenera leggenda d’amore: Cristalda, figlia di una divinità marina, s’innamorò di un giovane del paese. Il loro amore era, impossibile, perciò i genitori di Cristalda trasformarono Pizzomunno, questo il nome dell’amante, in uno scoglio.
Ogni cent’anni, con il plenilunio, la roccia in mezzo al mare riprende le sembianze umane per riabbracciare l’amata.

La voce del faro. «Che cosa vedo ogni giorno, quando scruto l’Adriatico dal faro? Il mio spirito che vaga libero, senza confini». Maria Rita Di Loreto, quando parla del suo lavoro, è secca, non conosce incertezze.
Il prossimo 15 settembre compirà 63 anni e a novembre andrà in pensione. È l’unica donna farista in Italia. Lo scorso 13 giugno ha raggiunto i vent’anni d’onorato servizio, ma non è stanca, tutt’altro. «Si pensa che la solitudine debba essere una specie di malattia professionale per un farista», prosegue, «non è il mio caso. Ottenere questo lavoro è stata una scelta consapevole, di cui non ho pentimenti. E sola non mi sono sentita mai. Perché la vera solitudine, quella che fa soffrire, può esser soltanto dentro di noi».
Maria Rita abita in una piccola casa bianca a ridosso della lanterna, circondata dalla costa rocciosa e da un recinto spinato. «Sono consapevole di vivere in uno dei luoghi più belli del mondo», conclude, «per questo non sopporto la sconsiderata maleducazione di troppi turisti».

Come arrivare. In auto: autostrada Al 4 uscita Foggia, superstrada per ManfredoniaMattinata, quindi strada litoranea Mattinata-Vieste. In treno: dista circa 85 km dalla stazione ferroviaria di Foggia. In luglio e agosto esistono collegamenti con pullman di linea fino a Pugnochiuso. In aereo: situato a circa 150 km dall’aeroporto di Bari.
Su Internet: www.comune.manfredonia.fg.it; www.viesteonline.it; www.pugnochiuso.com

All’estero li affittano
Vacanze dentro ai fari italiani? No grazie, risponde secca la Marina Militare, gestore di tutte le segnalazioni sulle nostre coste. «Ritengo alquanto improbabile» asserisce il comandante Antonino Parisi, portavoce della Marina «che queste strutture si trasformino in villaggi vacanze. I nostri fari sono tutti operativi, indispensabili per identificare otticamente un luogo. Insomma, può darsi che in altre nazioni esistano condizioni dissimili alle nostre, ma in Italia non vi sono i presupposti per lo sviluppo di tale turismo». Diverso infatti il comportamento all’estero. In Scozia e Inghilterra, in Norvegia e Croazia per parlare della sola Europa, sono davvero numerosi i fari attrezzati per ospitare villeggianti (nella foto il faro di Rovigno, in Istria). Internet è una fonte inesauribile di proposte. Ecco i migliori indirizzi per le informazioni.
Croazia: www.adriatica.net/lighthouse/mainita.htm
Gran Bretagna: 212.53.74.34/pages6068/1ighthouses.cfm
Norvegia: www.turismo.it/articoli/2001 /03/12/74675.php
Nel mondo: hem.spray.se/ibiz/EBo.html

Libri e CD
Per chi vuole conoscere da vicino i guardiani del mare, ecco i fotografici:
Fari del mondo di Ebbe Almqvist, Göran Cederberg, Esbjörn Hillberg, Dan Thunman (192 p., 300 foto, del Prado editore, 14,50 €), e Le sentinelle del mare di Jean Guichard, Yves Bridault (20 tavole illustrate 30×36, L’Ippocampo editore, 14,50 €). Recentissimo e unico il Cd-rom Fari d’Italia di Samantha Paglioli (Carabà editore, 14,50 €) con le informazioni sulla maggior parte dei circa 200 fari italiani attivi, oltre ad alcune notizie inedite e interessanti riguardanti i faristi.
Viaggiare per fari può contribuire a salvare un mondo e un mestiere che rischiano di essere cancellati: è la tesi di Enrica Simonetti, autrice di Lampi e splendori. Andar per fari lungo le coste del Sud (223 p., Edizioni Laterza, 14,50 €). E infine dall’istituto idrografico della Marina Militare il catalogo ufficiale di tutti i segnali luminosi: Elenco dei fari e dei segnali da nebbia. Mediterraneo, Mar Nero, Mar d’Azov (432 p., 14,50 €).

NetBox
Per approfondire su Internet

www.marina.difesa.it/fari: storia, regolamenti, tipologie di segnalamenti, comandi di zona, la bibbia dei fari italiani. Tecnico.

www.pagineazzurre.com: un mare d’informazioni, sito completissimo con tutto ciò che serve ai naviganti.

www.farodihan.it: il più completo ed elegante sito italiano sui fari. Notizie, video, foto, link, chat e tanta poesia.

www.mareblucamogli.it: sito di Annamaria Lilla Mariotti, esperta di fari e di tonnare, nasce da una passione per il mare che non conosce limiti.

www.lighthousedepot.com: la più vasta comunità virtuale per aspiranti faristi. Migliaia di notizie, informazioni e nuovi amici. Mondiale.

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