Cenni storico-tecnici sul faro della Marina militare di Capo Circeo

Fonte: www.circei.it

Il faro di Capo Circeo, identificato nell’apposito “Elenco fari e segnali da nebbia” con il numero nazionale E.F. 2258 e internazionale E 1542, è ubicato a circa tre chilometri dal paesino di S. Felice Circeo, Provincia di Latina (Lazio) e le sue coordinate geografiche sono: Latitudine 41° 13′ Nord, Longitudine 13° 04′ Est.
La sua costruzione risale al 1866, sotto il pontificato di Pio IX, Giovanni Maria Mastai Ferretti (1792 -1878) in conformità ad una politica di sviluppo dei Segnalamenti Marittimi del litorale laziale ricadente sotto la giurisdizione dello Stato pontificio cioè da Terracina (con il porto romano ormai interrato) a Civitavecchia. Quindi, dopo il 1860, oltre al Faro di Civitavecchia, oggi non più operante ma ricostruito nel XX secolo sulle colline alle spalle della città., furono messi in servizio il faro Capo Anzio (LT) che insiste come struttura su rovine di edifici di epoca neroniana e quello appunto di Capo Circeo: il tutto in aggiunta ad un vecchio “fuoco” non più esistente, alla Fiumara Grande di Fiumicino (Roma) sopra la torre michelangiolesca di S. Michele.
Il faro di Capo Circeo è composto di un fabbricato bianco abitato dal personale civile ivi operante, amministrato dalla Marina militare italiana, con addossata una torre faro di 18 metri: l’altezza della “luce” sul livello medio del mare è di 38 metri (quota scogliera + altezza faro).
L’apparato lenticolare del suddetto Faro è composto di tre pannelli a profilo “Fresnel, con assi focali a 120°, distanza focale di 250 mm., ruotante ed identificata con la sigla O.R.S3, poggiante su una struttura metallica girevole con cuscinetto reggi spinta; il tutto alloggia in una lanterna cilindrica a settori elicoidali di circa due metri di diametro. Il sistema, essendo il tutto in automazione, è dotato esternamente alla suddetta lanterna di un piccolo faro di rispetto che si accende automaticamente in caso di avaria (accumulatori in tampone).
La luce del faro è a lampi bianchi con un periodo di 5 secondi ed è oscurata per un settore di 204°, cioè visibile tra 263° e 107°; questo perché il segnalamento Nord è coperto dal Monte Circello (448 metri) seconda cima del promontorio del Circeo. Sul Monte Circello ancora esiste l’edificio della vecchia stazione semaforica mariana militare per segnalazioni diurne, non più operante ed ora in uso all’Aeronautica militare per osservazioni meteo. La portata del faro è di 17 miglia, come portata geografica, che dipende appunto da fattori geografici (curvatura terrestre, altezza della luce e dell’occhio dell’osservatore) e di 23 miglia come portata nominale che dipende da fattori meteorologici (visibilità meteo). Si ricorda che il miglio marino equivale a 1852 metri ed è stato adottato anche dall’Italia nel 1929 durante la Conferenza idrografica internazionale.

Approfondimento
di Mario Tocci
Dalle ricerche fatte presso l’archivio di Stato di Roma (sede di Castro Pretorio) è conservato un testo ove è rilegata copia del progetto che fu redatto per edificare il faro del Circeo. E’ interessante evidenziare che la torre di segnalazione è percorsa dall’alto verso il basso da un condotto perfettamente perpendicolare al piano di campagna contenente un sistema di carrucole che asservivano un congegno di contrappesi a carica manuale. Attraverso tale meccanismo si attivavano tutti i movimenti rotatori della lucerna per circa cinque ore dopo di ché il “guardiano del faro” provvedeva a dare la ricarica manualmente.
La torre fu costruita quasi totalmente con materiale trovato in situ (rocce sedimentarie misto arenarie) mentre la scala a chiocciola di forma perfettamente elicoidale è realizzata per circa i 2/3 da 80 scalini in pietra calcarea sovrapposti e scolpiti a mano: tutti aventi in testa un alloggio cilindrico (probabilmente con foro passante che contiene un’anima di collegamento di ferro); il restante terzo degli scalini, pur essendo concepito con stesse modalità e forma, è di pietra serena (probabilmente per motivi dettati dall’esigenza di ridurre il peso della struttura).
Oggi, tutto il complesso del faro di Capo Circeo si presenta ristrutturato esternamente ma con il colore di alcuni edifici cangiati, infatti, nei vecchi “portolani” sono indicati tutti danti colore riflesso bianco. La citata torre si è ben conservata esternamente grazie ad una copertura tassellata di piastrine marmoree chiare che l’hanno preservata dall’azione erosiva delle intemperie.
Molto probabilmente ove oggi insiste il faro c’era un “fuoco” sin dall’antichità e costantemente alimentato dai Romani nelle ore notturne, mentre di giorno veniva utilizzati degli specchi. Tutto ciò permetteva di effettuare segnalazioni, sia per la navigazione, sia per comunicare da e verso Roma o verso l’isola di Ponza. Inoltre in prossimità ancora oggi vi sono cisterne di raccolta per l’acqua.

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