La signora del faro

Articolo di Saverio Serlenga
Fonte: www.parcogargano.it

Là dove il verde lussureggiante delle pinete si mescola con l’azzurro del mare, a pochi passi dal Centro Vacanze Pugnochiuso ecco spuntare il Faro di Torre Preposti. Un luogo incantevole “sorvegliato” dalla Testa del Gargano ma non dalle forti maestralate che in questo gelido inverno spingono le onde fino alle pareti del faro, modellando roccia e pini d’aleppo.
A custodire questo angolo di paradiso troviamo l’unica donna farista d’Italia, Rita di Loreto, 61enne abruzzese di Avezzano, che da quasi vent’anni vive da sola in una caratteristica casetta attigua al fanale. Le fanno compagnia solo nove gatti, un mastino abruzzese, una dozzina di galline, due bengalini e naturalmente il rumore del mare.
Quasi ogni giorno riceve visite da parte di mufloni e daini che dalla vicina osasi faunistica di Santa Tecla si spingono fino a valle per degustare il sale che il mare deposita sulle rocce.
Rita è una donna dal carattere forte, una donna a cui è sempre piaciuto il mestiere di fanalista intrapreso nell’ormai lontano 1979 a Monfalcone dove ha esercitato la professione solo per un anno prima di passare nel 1980 al faro di Manfredonia e per poi approdare definitivamente al fanale di Pugnochiuso.

Lei ha vissuto tanto tempo a Milano. Nasce da lì una scelta di questo tipo?
“Penso proprio di si. A Milano ho trascorso granj parte della mia adolescenza e a un certo punto ho avvertito l’esigenza di questa pace interiore. Poi ho sposato un tremitese e ho vissuto alcuno anni su un’isola. Sono abituata a stare da sola in pace con Dio, in pace con la natura, in pace con me stessa in un posto straordinario come questo e come tutto il Parco Nazionale del Gargano”.

E’ vero che riceve tante lettere di donne che vogliono sapere come si fa a fare quello che lei ha fatto?
“Tantissime. Chiedono consigli su come possono fare”.

Quali sono i momenti peggiori che lei vive?
“C’è un momento della giornata, all’imbrunire, che prende un po’ di malinconia. Ma dopo mi rimbocco le maniche e mi sollevo, aiutata da questo trionfo della natura e dai tramonti mozzafiato. E poi ogni tanto mi guardo allo specchio e prendo in giro bonariamente me stessa”.

Non sente la nostalgia della città, della gente, dei negozi, dei teatri…
“Mi manca un po’ il cinema, ma poi per il resto non mi manca niente. Se proprio voglio vedere una vetrina mi metto in macchina e arrivo fino a Manfredonia”.

Ha mai avuto paura?
“No. Se c’è una cosa che mi fa paura è la cattiveria umana”.

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