Il faro di Punta Maistra

Articolo di Paolo Mazzucato
Fonte: www.nauticlub11.com

Da quando è comparsa la grande centrale termoelettrica dell’Enel di Polesine Camerini, il punto di osservazione più alto di tutto il “Delta” non è più il faro di Punta Maistra; questo è un grosso rammarico, il colpo d’occhio doveva essere eccezionale. L’unicità della bianca sagoma verticale del faro, in un paesaggio assolutamente orizzontale, costituiva l’unico riferimento certo nel tratto di costa da Ravenna a Chioggia. Ora il faro mantiene la peculiarità di essere la costruzione in muratura più ad est del delta; ma questo è ben poca cosa. II Po Grande, o Po di Venezia, oltre I’incile di Busa Tramontana volge immenso verso il mare, dalla sponda sinistra quasi non si vede l’ultima diramazione di Busa Scirocco. La bassa prospettiva consentita dall’imbarcazione inganna il visitatore, il faro sembra emergere dal fragmiteto come un solido cippo a guardia del canneto. Anche se ancora fiume, siamo ad un paio di km dalla foce vera e propria, il Po è oramai tutt’uno con il mare.

Capitato in quel di “Pila”, piccola frazione di Porto Tolle posta all’estrema propaggine est del Delta, trecento anime che vivono di pesca e il cui reddito stante la qualità delle villette sorte recentemente non dev’essere più miserevole come ai tempi delle grandi inondazioni, mi accorsi di non poter proseguire nonostante alla foce vera e propria mancassero ancora alcuni chilometri. In lontananza la sagoma del faro si scorgeva appena. Seppi che il faro era ancora presidiato, ma raggiungibile solo dagli addetti, ed essendo zona militare lo sbarco non era possibile.

Nei giorni successivi mi tornarono in mente quelle amenità, così “navigando” in internet mi colpirono alcune informazioni sui faristi; figure di cui si crede appartengano al passato, invece svolgono tutt’oggi una funzione determinante per la sicurezza della navigazione. Scrissi allora all’Amministrazione della Marina Militare richiedendo l’autorizzazione a visitare il faro di Punta Maistra e nel giro di qualche settimana mi arrivò il consenso scritto. Preso contatto con i faristi per concordare il giorno di visita, rimasi meravigliato dalla cortesissima disponibilità; stupore confermato quando il signor Bullo mi venne a prelevare con la lancia dell’Amministrazione al pontile di Pila, constatando una spontanea partecipazione al mio desiderio di approfondimento e conoscenza ambientale.

La navigazione in Po non durò più di un quarto d’ora; la giornata estiva era fortunatamente limpida nonché caldissima, come non potrebbe essere altrimenti per il periodo. Approdati in darsena, il luogo apparve veramente come fuori dal mondo; lo stato, seppur dignitoso, necessitante di qualche manutenzione. In adiacenza, la vecchia caserma abbandonata era recintata per pericolo di crolli. Oltre alla palazzina con gli alloggi dei due faristi, che si alternano al presidio, l’unica costruzione è costituita dalla sagoma cilindrica del faro; la cui altezza sul medio mare è di oltre trenta m, raggiungibili con un comodo e moderno ascensore. Dalla sommità la vista dell’area naturale è veramente eccezionale, tutt’intorno valli, barene e rami deltizi senza soluzione di continuità; anche se come già detto la sagoma della centrale termoelettrica incombe nelle sproporzionate dimensioni. Uccelli di tutti i tipi volano rasenti il fragmiteto che si stende in chiazze dalle geometrie indefinite, planando sugli specchi acquei circostanti.

Verso sud, oltre il Po Grande, si intravede la lama sabbiosa di Scano Boa e la macchia arborea che circonda il casone; ancora abitato mi dicono per la maggior parte dell’anno da anziani coniugi, i quali su prenotazione preparano frugali pranzi di pesce, difficili da immaginare diversamente. Il silenzio è assordante, solo il rumore della brezza è percettibile, tanto che fa piacere ascoltare il gracchiare di qualche imbarcazione a motore che transita in prossimità. Nulla di nuovo, ripensando a quanto raccontato dal regista Renato Dall’Ara; il quale riuscì già negli anni cinquanta a realizzare il bel lungometraggio “Scano Boa”, forse il primo scopritore di quello che diverrà il Parco del Delta del Po.

Per eventuali approfondimenti e saperne di più è consultabile il sito internet http://space.tin.it/associazioni/faroccat/canoa.html che illustra egregiamente gli itinerari naturalistici del Delta con dovizia di foto e mappe.

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