Torri di pietra

Tesi di laurea di A. Corciulo e S. Fava
Istituto universitario di architettura di Venezia, A.A. 1999/2000

L’entusiasmante sfida dell’uomo agli elementi passa inevitabilmente per la storia dei fari, grandi torri di pietra costruite in riva al mare. Questo lavoro ripercorre la storia di questi affascinanti edifici, approfondendone gli aspetti costruttivi, e gli studi che in merito sono stati proposti dal XVIII secolo in poi.
La mitologia racconta dei grandi fari dell’antichità: il colosso di Rodi e quello di Alessandria d’Egitto, mentre gli studi ottocenteschi ci presentano quello di Eddystone, ideato da Smeaton, come il faro con la forma più adatta a contrastare la forza delle onde dell’oceano. Infatti uno dei problemi maggiori che si sono riscontrati nella costruzione dei fari è quello della resistenza all’urto delle onde, questa azione è poco rilevante se si considera il Mar Mediterraneo ma diventa imprescindibile quando si considerano dei fari sulle coste oceaniche dell’Europa.
Il faro di Eddystone costruito da Smeaton, nel 1756, è il prodotto della ricerca positivista basata sullo studio del movimento delle onde e del loro comportamento nell’impatto con gli ostacoli. Molti dei trattatati di navigazione presentano la forma a “trompette”, cioè la superficie generata dalla rotazione di un’iperbole attorno all’asse verticale della torre, come la migliore per i fari e quella ad iperbole come la più indicata per ovviare all’erosione delle rive.
Un’analisi approfondita ha suggerito di prendere in considerazione il faro di Eddystone che ha preceduto quello costruito da Smeaton; la costruzione precedente, del 1706, era opera di Rudyerd, ed aveva forma troncoconica.
Lo studio di trattati seicenteschi e settecenteschi ha messo in luce come la forma del faro di Rudyerd fosse tra le più celebrate ed efficienti del suo tempo.
L’analisi condotta sul movimento delle onde e sul loro urto contro i due fari ha dimostrato come la forma a trompette non abbia alcun effetto repulsivo ma al contrario contribuisca ad aumentare la loro intensità, mentre la forma troncoconica si comporta in molto meglio. Inoltre la sezione del faro di Smeaton presenta un brusco cambio di rigidezza proprio all’altezza dell’impatto delle onde, questo contribuisce ad una maggiore instabilità della costruzione.

Raffronto tra i fari di Rudyerd e quello di Smeaton

Confronto tra le due sezioni, a sinistra il faro di Rudyerd con la sua forma troncoconica, mentre a destra possiamo vedere quello di Smeaton con la sua forma a “trompette”

Il faro costruito da Smeaton in una tavola del “Nuovo corso di costruzioni civili” di M. Sganzin

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