La farista di Torre Preposti

Articolo di Massimo Vicinanza
Fonte: InformazioneOggi

Nella notte profonda un segnale bianco s’illumina ad intermittenza. Un secondo di luce e quattro di buio, e i capitani dei cargo, i pescatori di Manfredonia, i contrabbandieri montenegrini, i profughi kossovari e albanesi, e i marinai diretti chissà dove, si tranquillizzano. La luce è quella del faro di Torre Preposti che segnala la punta del promontorio pugliese del Gargano. Il faro più orientale d’Italia, costruito nel 1946 su un’antica torre d’avvistamento del 1500. Da più di cinquant’anni, dal tramonto all’alba è una preziosa guida per i marinai che navigano in questa parte del Mar Adriatico. Alto 62 metri dal pelo dell’acqua, la sua portata può arrivare anche a 60 chilometri di distanza. Una gran sicurezza per tutti i naviganti.
A Torre Preposti l’ingresso è vietato: la costa rocciosa dal lato del mare e un recinto spinato tutt’intorno ne segnano il limite invalicabile, perché la zona è territorio militare.
A ridosso della lanterna c’è una piccola casa bianca che non è riportata nemmeno sulle carte topografiche più dettagliate. In caso di guerra Torre Preposti, come tutti gli altri segnalamenti marittimi, può essere un importante obiettivo militare. Nella casa abita il guardiano, anzi, la guardiana. Si chiama Maria Rita di Loreto, ha 59 anni e 17 li ha vissuti qui, sola, con i suoi tre cani, con otto gatti, tante piante e moltissime cose da fare. Lei è l’unica donna farista d’Italia, assunta al Ministero della Difesa quando vinse un concorso pubblico nel 1976.
La signora di Loreto ci ha accolti a Torre Preposti, dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal Comandante responsabile del litorale pugliese. E dopo aver ripulito lei stessa il sentiero, mai frequentato, che conduce al faro dai residence della splendida baia di Pugnochiuso. Una stretta stradina sterrata piena d’arbusti e di pietre rotolate giù per colpa dei cinghiali e dei mufloni che popolano le montagne di questa zona di Parco Nazionale del Gargano.

Signora di Loreto, a quanto pare non c’è bisogno di andare tanto lontano per vivere in solitudine.
La solitudine è un sentimento che non conosco. Certo, a volte ho un poco di malinconia, come lo scorso Capodanno, quando eravamo il mare ed io. Però le cose fatte per scelta o per amore mantengono lo spirito sempre allegro, vivo. E io questo lavoro l’ho scelto. Ora comincio a subire la solitudine fisica, ma solo perché non sono più tanto giovane. Sa, trasportare fin qui le borse della spesa o altri oggetti molto pesanti, d’estate e d’inverno, quando piove o quando soffia forte il garbino, un vento caldissimo che viene dall’Africa, comincia ad essere una gran fatica.

Ma lei ha famiglia?
Certo. Ho una figlia, Mariangela, che abita a Vieste e che mi ha regalato due splendidi nipotini, di due e di cinque anni. Poi ho tre sorelle, una fa la suora, e uno zio prete. Anche se io sono una “mangiapreti”, con loro vado molto d’accordo. E poi ho un ex marito che vive alle isole Tremiti. Abbiamo divorziato alcuni anni fa ma siamo riusciti a conservare un rapporto abbastanza sereno.

E a Torre Preposti vive da sola?
Si. Ma non da sempre. Con mio marito e mia figlia siamo stati insieme al faro di Monfalcone dove ebbi la mia prima nomina. Dopo tre anni, nel 1980 venimmo al sud, a Manfredonia. E da lì al faro di Torre Preposti. La bambina poi è cresciuta, si è sposata e naturalmente è andata via. Io ho divorziato ed ora eccomi qui, uno spirito libero fra le mie rose, le palme, le pesche e le prugne. Con i miei animali, con il faro e con i pescherecci di Manfredonia che ogni giorno navigano verso una giornata di duro lavoro.

Il suo accento non sembra meridionale.
Sono nata ad Avezzano, in Abruzzo, ma ho vissuto per 28 anni a Milano dove ho lavorato in un’agenzia di pubblicità. Da bambina sono stata in collegio perché mio padre è morto in guerra mentre ad appena tre anni ho perduto la mia mamma. Poi un bel giorno di 33 anni fa capitai a San Domino, un’isola delle Tremiti. Ero lì per conto dell’agenzia e conobbi mio marito. Fu un colpo di fulmine. Mollai tutto e mi trasferii sull’isola dove insieme mettemmo un albergo e un ristorante. Lui era ed è ancora un gran bell’uomo, ma purtroppo aveva la tipica mentalità meridionale. Capisce cosa intendo dire? Lui era l’uomo, il “padre-padrone”, io la donna, la “femmina”… In ogni caso in una coppia gli errori non sono mai di uno solo, e oggi posso affermare che è stata anche colpa mia. Gli ho dato troppa libertà, forse perché io stessa sono nata libera.

Cosa fa il guardiano di un faro?
Una volta accendeva e spegneva la lampada e caricava a mano l’ “intercettatore”, cioè il meccanismo che regola la caratteristica luminosa del faro, l’alternanza di luce e d’eclissi e la durata del ciclo completo. Poi per garantire la continuità anche in caso d’interruzione della corrente elettrica si usava il gas acetilene, e quindi bisognava saper adoperare un’attrezzatura piuttosto delicata e pericolosa. Oggi invece è tutto automatico. Il faro si mette in funzione da solo grazie ad una cellula crepuscolare. Appena fa buio la lampada si accende, e al mattino succede il contrario. Ma c’è da fare la manutenzione ordinaria, per esempio pulire l’apparato ottico e la potente lampada da 1000 watt che dà la luce, oppure controllare la rete elettrica e gli accumulatori. Dopo aver vinto il concorso ho seguito in una caserma della Spezia un corso di elettromotorista. Sono stati quattro mesi indispensabili per prendere confidenza sia con la corrente sia con fili elettrici. E poi c’è la manutenzione straordinaria per la quale non serve nessun corso: passare la vernice d’alluminio sui tetti, imbiancare le pareti della struttura o fare piccoli aggiusti. Per il resto è un lavoro uguale a quello di un qualsiasi altro ufficio.

A che ora inizia la sua giornata?
L’orario di lavoro è dalle otto all’una più un’ora la sera, quando comincia a far buio. Però io sono molto mattiniera e alle sei e mezzo sono già sugli scogli per fare un bagno, così la giornata comincia bene e anche la routine dell’ufficio diventa più piacevole. Qualche volta i miei superiori vengono qui in missione, e allora mi metto d’impegno e gli preparo un bel pranzetto. Così si è diffusa la notizia che sono una brava cuoca e forse le ispezioni saranno più frequenti. Certamente ora è molto diverso dal 14 giugno di quel lontano 1983. Quando arrivai qui il posto era uno scoglio inospitale e non ci veniva mai nessuno. Pensai che forse un tocco femminile era necessario.

E il suo tempo libero come lo trascorre?
Preparo marmellate e liquori di melograno o di limone. Poi leggo e scrivo. Sono appassionata di egittologia e adoro i romanzi d’avventura. Ho appena finito di leggere “L’allievo” di Stephan King, un libro appassionante. E scrivo tante favole per i miei nipotini. Improvvisamente le televisioni e i giornali si sono interessati a me e nonostante il mio isolamento sono diventata un personaggio pubblico. La gente ha iniziato a scrivermi…, incuriosita da questa donna che vive lontana da tutto e da tutti. Qualcuno vuol sapere da cosa fuggo e perché mi sono cacciata in questa specie di prigione, senza sapere che la propria libertà non può essere limitata da un semplice recinto. Qualcun altro vuole consigli o conforto, perché, come me, è alla ricerca di se stessa o di qualcosa che non ha ancora ben definito. Molti poi mi hanno chiesto se era possibile venire qui ad assistere all’eclissi, una specie di ritiro spirituale. Una ragazza del Molise invece voleva poter passare una notte d’amore nel faro con il suo “sogno”, col suo uomo, ammaliata dal fascino di Torre Preposti. Purtroppo questa è una zona militare e qui non può entrare nessuno.

Quindi lei non può ricevere ospiti né può avere il piacere di un’improvvisata degli amici?
È vero. Per venire da me è sempre necessario chiedere l’autorizzazione al Comando Militare, anche per restare semplicemente a pranzo. Addirittura mia figlia e la sua famiglia devono essere autorizzati se vogliono venire a trovarmi. E così vado io da loro, a Vieste. In ogni caso c’è sempre il telefono. Ho dei cari amici a Bisceglie ed altri a Como, e con loro mi sento spesso. L’unica cosa che forse mi manca sono le feste e la gioia di impacchettare regali e di fare doni.

Lei è vicina all’età della pensione.
Si, il 1° ottobre del 2000 avrò 60 anni e per lo Stato potrò ritirarmi a vita privata. Non so ancora dove andrò, perché un posto più privato di questo non credo che esista. Forse cercherò casa in un piccolo paesino di montagna. Potrei anche chiedere l’affidamento del faro e restare ancora qui. Ma in fondo credo che una notte di luna piena sia bella anche altrove, non solo a Torre Preposti.

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